Il trans fee mining puo' davvero essere un punto di svolta per le cripto?

Il trans fee mining puo’ davvero essere un punto di svolta per le cripto?

Fra le piattaforme di trading, il dominio di Binance in quanto a volumi di scambio di criptovalute è stato recentemente messo in discussione da un nuovo modello di business che sta prendendo piede tra i nuovi exchange asiatici.

Il primo exchange a proporre questo nuovo sistema di commissioni è stato il Cinese FCoin, nato lo scorso Maggio per mano di Zhang Jian (l’ex chief technology officer di Huobi), che è riuscito ad attirare i crypto-trader Cinesi ripagando con il suo token FT le commissioni da loro generate in ether e bitcoin. Secondo fonti cinesi (FCoin non è listato su CoinMarketCap) l’exchange ha già realizzato scambi giornalieri nell’ordine dei 5 miliardi di dollari, roba da fare impallidire il miliardo di dollari di scambi su Binance.

Per non parlare dei dati delle ultime 24 ore mostrati da CoinMarketCap per l’exchange di Singapore CoinBene, che ha registrato un volume giornaliero di quasi 2 miliardi di dollari, mentre l’exchange Bit-Z di Hong Kong raggiunge una cifra vicina a 1,5 miliardi di dollari.

Bit-Z ha dichiarato nel suo whitepaper che il suo token BZ avrà una emissione totale limitata a 300 milioni. Per ogni commissione sulle transazioni che un utente paga a Bit-Z sotto forma di bitcoin o ether, la piattaforma rimborserà all’utente il 100 percento del valore nel suo token.

Le offerte sono iniziate il 18 Giugno per CoinBene e il 25 Giugno per Bit-Z in seguito agli annunci delle due società. L’improvviso aumento del volume degli scambi li ha spinti a diventare improvvisamente tra le prime piattaforme globali a pochi giorni dalle rispettive emissioni di token.

La stampa specializzata Cinese ha già sollevato forti dubbi sul “trans-fee mining”, letteralmente “mining da trasferimento di commissioni ”, come viene denominato questo nuovo modello di exchange, che consiste appunto nel “premiare” le transazioni effettuate dai trader con un token emesso dall’exchange stesso e che puo’ essere usato per compensare le commissioni pagate dai trader per quelle transazioni.

Secondo i critici di questo sistema, gli utenti potrebbero essere spinti a utilizzare dei bot per creare transazioni fasulle e in questo modo accumulare questi token.

Altri dubbi riguardano la legittimità del sistema, che ha tutte le caratteristiche del lancio di una ICO,  dove per ogni ether o bitcoin inviati si riceve una determinata quantità di token, e, come avviene per le ICO, una parte dei token è riservato al pubblico e il resto agli investitori.

Zhao Changpeng, il CEO di Binance, ha espresso inoltre perplessità sul modello di business di questi nuovi exchange sottolineandone la scarsa sostenibilità nel lungo periodo. Come ci si potrebbe fidare di un exchange che basa tutti i suoi proventi sul suo token nativo, quando ne possiede il 51% e ne controlla lo scambio e le transazioni? Sarebbe impossibile una sopravvivenza dell’exchange senza manipolare il prezzo del token.

Nel frattempo anche OKEx, la piattaforma basata a Hong Kong e lanciata da OKCoin ha annunciato che sta lanciando un programma per aiutare 100 nuovi exchange ad adottare il modello di trans-fee mining, offrendo supporto tecnico durante il lancio delle piattaforme che utilizzano questo nuovo concetto. A patto che detengano 500.000 OKB, il token emesso da OKEx.

Dal punto di vista della politica monetaria, il trans fee mining costituisce un modello leggermente diverso da quello diffuso negli altri business basati su blockchain che esprimono un token specifico.

Finora tutti i token emessi come mezzo di pagamento di un certo servizio erano scambiabili anche all’esterno del servizio stesso. Questo li rendeva a tutti gli effetti delle monete di scambio soggette alle leggi del mercato.

Nel trans fee mining invece i token si trovano intrappolati in un sistema chiuso che li condanna ad essere molto simili a quegli esperimenti monetari di breve respiro a cui faceva riferimento il recente documento della Bank Of International Settlement (BIS).

In quel documento, di cui ci siamo occupati parzialmente in un recente articolo, la BIS paragonava erroneamente le criptovalute ad alcuni esperimenti monetari del passato, che pero’ per la maggior parte dei casi avevano una differenza cruciale con le cripto, che consisteva appunto di essere esperimenti confinati a sistemi chiusi con scarse probabilità di adozione in un mercato libero.

I token del trans fee mining sono ad oggi quanto di piu’ simile vi sia rispetto alle pseudo valute citate dalla BIS. E questo non è certo un dato incoraggiante.

L’opinione di Zhao Changpeng, secondo cui questi token non potranno sopravvivere senza una attiva manipolazione del loro valore, potrebbe dunque essere corretta.

Tuttavia nel mondo della blockchain non bisogna mai dare nulla per scontato, percio’ monitoreremo da vicino questo fenomeno per individuare eventuali fattori di novità che il confronto con la storia passata oggi non ci permette di intravedere.

Lo staff di BlockchainTop News

 

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