Quanto influiscono i futures nel deprimere il mercato di bitcoin?

Quanto influiscono i futures nel deprimere il mercato di bitcoin?

La persistente depressione dei prezzi di bitcoin, cosi’ prolungata nel tempo, non è una novità per questo mercato.

Dopo la bolla del 2013 ad esempio, bitcoin e le altre cripto ebbero ben tre anni di bear market prima di riprendere un trend a rialzo culminato nella successiva bolla del 2017.

A quell’epoca pero’ non esistevano ancora i futures denominati in bitcoin, ammessi nel mercato ufficiale solo nel 2017.

Alcuni percio’ iniziano a chiedersi se oggi, diversamente che nel 2013, questi nuovi strumenti abbiano un ruolo nella stabilizzazione verso il basso di bitcoin, come avviene ad esempio col mercato dell’oro.

Per rispondere a questa domanda, facciamo un confronto proprio con l’oro fisico e la sua evidente manipolazione a ribasso fatta grazie ai futures.

Partiamo col dire che nella storia umana, tutto l’oro estratto nel mondo non supera le 190.000 tonnellate.

Tutto cio’ che eccede questa quantità è da considerarsi oro “virtuale” o “oro di carta”, come si dice di solito.

Ora, per capire quanto “l’oro di carta” sotto forma di futures si sia spinto molto oltre il limite della “normalità”, basta considerare che il LBMA (London Bullion Market Agency), cioè il mercato ufficiale dell’oro per l’occidente, effettua transazioni mensili sotto forma di futures pari a 130.000 tonnellate, che su base annuale diventano 1,47 milioni di tonnellate.

Cioè ogni mese il mercato dei futures denominati in oro di Londra scambia una quantità pari al 68% di tutto l’oro fisico esistente al mondo, mentre annualmente supera di 11 volte questa quantità.

E’ grazie a questo enorme vantaggio quantitativo dell’oro di carta su quello fisico che dal 2012 il LBMA riesce a tenere il prezzo ufficiale dell’oro al di sotto della soglia dei 1.375 dollari l’oncia (la linea rossa nella figura sotto) deciso dalle banche centrali:

Sul (cattivo) esempio di questa evidente manipolazione, possiamo dire percio’ che il mercato dei futures puo’ prendere interamente il controllo di un asset sottostante (l’oro in questo caso) quando:

  1. le contrattazioni “virtuali” superano in modo esponenziale quelle fatte scambiando realmente l’asset in questione.
  2.  la finanza ufficiale permette che le quotazioni dell’asset siano determinate dagli scambi dei derivati, invece che dagli scambi reali del sottostante.

Quando queste due condizioni sono presenti, la funzione dei derivati inizia a esulare dall’intento originario per assumere una finalità completamente diversa.

In un mercato normale infatti gli investitori istituzionali, come i fondi di investimento, che aprono posizioni long molto ampie su un certo asset, ad esempio il titolo azionario X, di solito si proteggono acquistando anche i futures denominati nel titolo X  che shortano il sottostante, cioè che guadagnano quando X perde.

In questo modo si proteggono da eventuali improvvise discese di X.

Ora, finché i futures denominati nel titolo X sono limitati a questa funzione “protettiva”, tu vedrai nel mercato dei derivati la presenza di molte posizioni “short” del futures di X, che pero’ corrispondono a posizioni long altrettanto grandi aperte dagli stessi investitori nel mercato azionario.

Quindi gli operatori che aprono ampie posizioni long di X sulla borsa azionaria sono gli stessi che hanno aperto, in funzione protettiva, ampie posizioni short di X sul mercato dei derivati.

In una situazione del genere, non vedrai mai le dimensioni del mercato dei futures diventare esponenzialmente dieci volte quello del sottostante!

Confrontando questa situazione “normale” con quella dell’oro, è evidente che i trader che aprono ogni mese posizioni superiori alla metà di tutto l’oro reale disponibile nel mondo non lo fanno in funzione protettiva, dal momento che è impossibile che abbiano comprato quella stessa quantità di lingotti sul mercato fisico!

Eppure è proprio in un mercato del genere che la quotazione ufficiale dell’oro non si basa piu’ su acquisti e vendite di monete e lingotti, ma su quelli dei derivati, di cui l’LBMA ogni giorno fa una media per pubblicare il prezzo ufficiale a cui tutti devono sottostare.

Fortunatamente, al momento in cui scrivo, non esiste nulla di simile nel mercato di bitcoin!

Tanto per cominciare, CoinMarketCap, il sito che pubblica le quotazioni “ufficiali” di bitcoin, pur avendo inserito nella sua lista le contrattazioni che avvengono in BitMex, la piu’ grande piattaforma al mondo dei derivati in bitcoin, non ne tiene conto nella formazione del prezzo “ufficiale” di bitcoin:

 

In secondo luogo, proprio in BitMex possiamo vedere che i volumi in derivati dal lato “long” e quello “short” sono molto equilibrati e sono coerenti con le contrattazioni che avvengono nelle piattaforme che trattano il “vero” bitcoin:

In terzo luogo, i derivati quotati dal 2017 nelle borse americane come il CME e il CBOE, due mercati che di solito hanno una grande influenza nelle quotazioni ufficiali dei loro sottostanti, nel caso di bitcoin hanno volumi ancora troppo limitati, paragonati a quelli del colosso cinese BitMex. Quindi contano ancora troppo poco.

Al momento in cui scrivo, la somma delle posizioni short in bitcoin presenti sul CBOE e il CME sono di poco superiori ai 5.000 bitcoin, pari a circa 33 milioni di dollari, che corrispondono al 14% dei volumi short registrati su BitMex e al 7% dei volumi short di Bitmex e Bitfinex messi insieme (escludendo le altre enormi piattaforme cinesi che trattano il “vero” bitcoin).

Quindi si puo’ dire che i volumi di CBOE e CME messi insieme, essendo praticamente irrisori rispetto a quelli delle piattaforme cinesi dove avviene la quasi totalità delle contrattazioni, sia del “vero” bitcoin che dei suoi derivati, non consentono a queste due piazze blasonate di compiere le loro torbide manovre con cui condizionano il resto del mercato cosiddetto “regolato” della borsa tradizionale.

Bisognerà dunque cercare altrove la causa dell’attuale mercato orso-laterale di bitcoin e delle altre coin al suo traino.

E concludo, condividendo con te la domanda che mi viene in mente ogni volta che per qualche ragione vado a spulciare i volumi delle piattaforme su CoinMarketCap:

…ma possibile che questi Cinesi hanno tutto il mercato delle cripto nelle loro mani e non ne approfittano, anzi le bandiscono dal loro territorio?

Lo so, è quello che ci chiediamo tutti. E conoscendo la sapienza di questo popolo non si puo’ fare a meno di diventare complottisti pensando che ci sia un disegno dietro…

…oppure semplicemente anche loro hanno diritto di essere stupidi qualche volta…

Il team di BlockchainTop News

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