Pensi che i Cinesi stanno a guardare mentre tu ti rimpinzi di criptovalute?

Pensi che i Cinesi stanno a guardare mentre tu ti rimpinzi di criptovalute?

Davvero hai creduto alla favola che, dopo il bando del governo cinese sui grossi grassi exchanges locali di criptovalute, i Cinesi abbiano iniziato una cura dimagrante abbandonando il piatto ricco a noi occidentali o ai Coreani?

Niente affatto!

Coindesk ha voluto vederci chiaro e ha intervistato Robin Zhu, capo esecutivo dell’exchange Huobi, uno dei piu’ famosi del paese.

La risposta è stata sorprendente.

Andiamo con ordine:

  • Gennaio 2017: funzionari della banca centrale cinese si recano presso i maggiori exchange del paese e chiedono non solo i dati dei loro utenti, ma anche informazioni sul livello delle transazioni, sul funzionamento delle cripto, sulla provenienza e la destinazione finale delle valute fiat scambiate in cripto ecc.
  • Settembre 2017: il governo cinese, contro tutte le previsioni (molti si aspettavano una regolamentazione imminente) mette al bando le ICO e vieta le transazioni da valuta fiat a cripto, impedendo di fatto l’uso di queste ultime come trading e investimento
  • Novembre 2017: il volume di transazioni negli exchange cinesi è ridotto al lumicino: appena il 5% del volume precedente al mese di settembre.
  • Oggi: i due maggiori exchange cinesi, Huobi e OkCoin tornano fra i primi 10 exchange mondiali per quantità di volumi. Al punto che Huobi è stato costretto ad assumere il doppio del personale che aveva prima di settembre.

Cosa è successo, da settembre a oggi?

Dopotutto, ancora adesso in Cina è vietato cambiare yuan con cripto e viceversa, mentre sono permessi solo i trade tra una cripto e l’altra (e Huobi e OkCoin sono exchanges in cui si trada solo cripto con cripto). Non è mica cambiato qualcosa da settembre!

Com’è possibile allora che i Cinesi abbiano ripreso questo trading alla grande, nonostante l’impossibilità di convertire poi le cripto in valuta fiat o di cambiare valuta fiat per comprare altre cripto?

Evidentemente, i Cinesi hanno trovato modi alternativi per passare da yuan a cripto e viceversa…

Stiamo parlando infatti del paese in cui i comuni cittadini hanno il maggior tasso di competenza finanziaria/informatica al mondo.

Nessun paese come la Cina ha una percentuale cosi’ alta di popolazione che usa il denaro digitale…

Vuoi che non sappiano come aggirare i divieti del loro governo?

Uno dei modi, quello piu’ semplice, è l’uso di exchange con sede fuori dal paese.

Binance ad esempio, lanciato appena due mesi prima del divieto governativo e con sede a Hong Kong, quindi fuori dal territorio cinese, si è trovato al posto nel momento giusto.

Sei mesi dopo il divieto, Binance è diventato uno dei piu’ importanti exchange al mondo per volumi, con i suoi picchi di 2 miliardi di dollari in transazioni in sole 24 ore.

Ora, fai due piu’ due e capirai subito dove vanno i Cinesi a cambiare i loro yuan con cripto…

E Binance è solo uno dei tanti exchange disponibili.

Ci sono anche quelli giapponesi e coreani, ad esempio…

Percio’, fammi un favore: la prossima volta che leggerai l’ennesimo articolo che ripete il solito ritornello dei Cinesi che hanno affossato le criptovalute, perché il governo ha impedito loro di tradarle, fatti una bella risata…

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Il team di BlockchainTopNews

  • […] Pensi che i Cinesi stanno a guardare mentre tu ti rimpinzi di criptovalute? proviene da BlockChain […]

  • Girlinduplex ha detto:

    @ Antonio, tempo fa da Enel sono passato a Sorgenia, da quella esperienza ho capito quanto segue: le aziende che operano sul mercato libero il loro core business in realtà non è tanto l”energia, ma la grande quantità di denaro che fa maturare interessi. Come accade? E” semplice, con la scusa che Enel non comunica tempestivamente i consumi reali (del resto neanche essa lo fa) emettono fatture basate su stime presunte, che quasi sempre superano quelli effettivi, l”utente paga e l”azienda incassa valuta. Quando poi arriva il conguaglio compensano l”energia, ma non fanno altrettanto con la valuta che i clienti hanno anticipato. Provate a ragionare su grandi volumi ed il gioco è fatto.

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