L'importanza di Israele nel mercato delle criptovalute

L’importanza di Israele nel mercato delle criptovalute

Se uno volesse farsi un’idea di come potrebbe essere un paese che abbia legalizzato le criptovalute in modo equilibrato, proteggendo gli investitori senza pero’ ostacolare il progresso tecnologico e il necessario flusso di capitali a sostegno, non deve fare molti sforzi di immaginazione.

Questo paese infatti non sta nei libri di fantascienza, ma esiste davvero e si chiama Israele.

Un elemento fondamentale ti fa capire subito che in questo paese la legalizzazione è una possibilità concreta e non solo un’utopia: parlo della semplicità con cui istituzioni private e organismi statali si muovono per arrivare a un risultato condiviso.

In Israele c’è una sola associazione privata che fa “lobbying” (in senso positivo) a favore delle criptovalute, ed è la Israeli Bitcoin Association.

Il dialogo fra questa e le istituzioni governative sembra essere stato fin dall’inizio chiaro e fruttuoso, dal momento che Israele ha già progetti avanzati di regolamentazione fiscale delle cripto e di legalizzazione delle ICO (ne abbiamo parlato qui).

Di recente, la FSA (l’autorità che regola i mercati finanziari) ha escluso le criptovalute dagli asset ammissibili per indicizzare fondi di investimento, Etf e derivati.

In Israele dunque le criptovalute possono essere tradate direttamente negli exchange, ma non verranno mai creati futures, obbligazioni o fondi indicizzati sulle loro quotazioni.

I fanatici del trading possono anche storcere il naso, ma dal punto di vista strutturale, un asset su cui non è possibile creare dei futures è molto meno manipolabile, come abbiamo spiegato qui.

E’ vero che gli Etf e i fondi d’investimento dal canto loro sarebbero un buon punto d’ingresso di nuovi capitali in questo mercato, ma le distorsioni di prezzo avvengono anche li’, come abbiamo estesamente spiegato in quest’altro articolo.

D’altra parte, centinaia di fondi americani sono già stati creati e altrettanti ne verranno creati per permettere l’entrata di questi nuovi capitali. Percio’ il fatto che la borsa di Tel Aviv non farà altrettanto avrà scarso impatto nelle quotazioni.

Israele pero’ non ha chiuso affatto tutte le possibilità di immettere nuovi capitali nell’innovazione tecnologica legata alla blockchain e alle criptovalute.

Come sappiamo, le ICO sono un formidabile strumento per attirare rapidamente ingenti capitali.

Diversamente dai fondi d’investimento, che creano flussi incontrollati e generici, le  ICO permettono di orientare i soldi verso progetti specifici.

Una volta assicurato un filtro normativo capace di escludere dal mercato le truffe, non c’è modo migliore per accendere il motore dell’innovazione e portarlo a livelli competitivi.

E sul fatto che Israele punti ad essere estremamente competitiva in questo settore, non ci sono dubbi.

Ogni anno in questo paese si svolge l’Israel Dealmakers Summit, un importante evento, sponsorizzato dal Ministero dell’Economia attraverso il Foreign Trade Administration, che attira da ogni parte del mondo investitori e aziende coinvolte nell’innovazione in tutti i settori possibili.

Nell’edizione del 2018, il settore della blockchain era riuscita a organizzare incontri ad alto livello con partner americani da svolgersi negli Stati Uniti.

Questi incontri sono poi avvenuti a San Francisco (nel corso di un evento chiamato “Missione Israeliana nella West Coast”) e si sono conclusi appena giovedi scorso.

Come si vede dal sito dell’evento, il Ministero aveva inviato in America 10 progetti rappresentativi creati dal know-how israeliano su un vasto raggio di applicazioni (dalla protezione dell’anonimato alla gestione di capitali ai servizi ecc.).

Solo il progetto SAGA, di cui abbiamo parlato qui, aveva un profilo fortemente istituzionale e conservatore, ma tutti gli altri erano assolutamente in linea con la “tradizione” innovativa e antisistema della blockchain.

Possiamo solo immaginare l’effetto positivo che potrebbe avere questo paese verso il suo alleato americano.

Israele ha un approccio “laico”, non ideologico e fortemente innovativo nei confronti della blockchain. Ed è capace di portarlo avanti in modo unitario, come “sistema paese”.

Tutto il contrario dell’ambiguità e la confusione che regna attualmente negli Stati Uniti.

Ma le cose cambiano rapidamente.

Gli Stati Uniti non restano a lungo indietro nei settori innovativi.

Finora la blockchain è stata sviluppata in poche zone “franche” come la Svizzera, le Barbados, Gibilterra e appunto Israele.

Fino all’anno scorso, i partner privilegiati di quest’ultimo paese non erano americani, ma europei. E i progetti realizzati in comune avevano come sede legale la Svizzera e poi lo stesso Israele, quando la legge lo ha consentito.

E’ irrealistico pero’ pensare che sarà sempre cosi’.

Credo che questa “missione” israeliana in America porterà presto a riequilibrare il peso delle partnership, facendo degli USA un partner importante almeno quanto lo è stata finora l’Europa, se non di piu’.

E quando il settore sarà cresciuto e avrà bisogno di nuovi capitali, assisteremo a un radicale cambiamento in America, sia a livello legislativo che in quello finanziario.

Noi di BlockchainTop News attendiamo fiduciosi questo cambiamento, ne vediamo ogni giorno nuove prove e saremo sempre li’ a raccontarti tutti gli importanti sviluppi.

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Il team di BlockchainTop News

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