L'importanza delle relazioni Israele-Cina per le criptovalute

L’importanza delle relazioni Israele-Cina per le criptovalute

Israele è un Paese chiave per la diffusione della blockchain e delle criptovalute a livello mondiale. Per questo ce ne siamo già occupati in ben due articoli (qui e qui).

Considerato il “Paese delle Start Up”, non solo nel campo della blockchain, ma in moltissimi altri settori di punta della tecnologia, Israele crea prodotti all’avanguardia sotto forma di prototipi che in seguito vengono diffusi nei vari Paesi partner e successivamente integrati nei loro cicli produttivi.

Questo scambio di tecnologia di elevatissimo valore innovativo tra Israele e i suoi partner è uno dei meccanismi piu’ determinanti non solo del progresso tecnologico a livello mondiale, ma anche dei risvolti politici di questo progresso.

Detto in parole povere: Israele non esporta progresso in tutti i paesi indiscriminatamente, ma solo in alcuni di questi, sulla base di un progetto ben definito che tende a escludere dalla “civiltà” Paesi non graditi, come la Siria e l’Iran.

Ecco perché, se si vogliono fare previsioni realistiche su dove e come una certa tecnologia si diffonderà sul pianeta terra, è necessario seguire le partnership di Israele che riguardano quel settore.

Ed è proprio cio’ che stiamo facendo con la blockchain.

Nei nostri due articoli precedenti, citati all’inizio, ci siamo occupati delle partnership tra Israele e gli USA nel campo della blockchain.

In questo articolo invece analizzeremo la partnership tra Israele e Cina, che è forse in questo momento anche piu’ importante della prima, visto che, come abbiamo detto in molti articoli precedenti, il mercato delle cripto è ancora monopolizzato da Cina e altri Paesi asiatici, piu’ che dalle transazioni che avvengono in Occidente.

Tuttavia, per cogliere in pieno le sfumature di questa partnership, non possiamo non confrontarla con quella USA-Israele; quindi faccio un veloce riepilogo di questa, prima di passare ad analizzare la seconda.

USA-Israele, una relazione complessa, quando si tratta di blockchain

Diversamente che con la Cina, Israele si sente “a casa” negli Stati Uniti e, di conseguenza, è anche capace di condizionare positivamente la complicata transizione di questo Paese verso una preminenza della blockchain nella vita quotidiana delle sue istituzioni e dei suoi abitanti.

Negli Usa questa transizione è “complicata”, perché il suo establishment politico, mediatico e finanziario utilizza il “comodo” monopolio globale delle quasi “aziende di Stato” (Facebook, Google ecc.) per tenere sotto controllo le informazioni e i dati sensibili che circolano in Occidente.

Il dilemma quindi, per l’establishment americano, è di non restare indietro nel treno dell’innovazione, escludendosi dalla blockchain, e al tempo stesso impedire che l’avvento delle nuove imprese basate su questa tecnologia minino la capacità di controllo globale acquisita negli ultimi 20 anni.

In tale contesto problematico, il solo fatto che in Israele la blockchain è al contrario già completamente integrata nella vita delle persone ed è allo stesso tempo usata dal governo come leva nei rapporti internazionali costituisce uno stimolo, anche un po’ fastidioso, per gli Stati Uniti.

Israele vive già in un “futuro” in cui le accresciute libertà individuali garantite dalla blockchain sono perfettamente integrate con la capacità del governo di tenere tutto sotto controllo.

Gli Stati Uniti vivono ancora in un “passato” dove non si riesce a mantenere il controllo senza limitare la privacy e la libertà della gente a livelli che stanno diventando intollerabili.

Questa discrepanza pone in automatico gli USA in una posizione “arretrata” rispetto a Israele. Ed è questo il fastidioso pungolo con cui Israele, non so se scientemente o meno, sta spingendo gli USA a trovare in fretta una soluzione al suo dilemma tecnologico-politico.

Cina-Israele, una alleanza nel rispetto delle differenze

Del tutto diversa è la relazione commerciale e tecnologica che Israele intrattiene dai lontani anni ’90 con la Cina.

Dal 1992 a oggi, la Cina è diventata il terzo partner commerciale mondiale di Israele.

Ma nonostante questi 26 anni di scambi, la Cina, a differenza degli USA, non ha mai trasformato questa partnership in una vera e propria alleanza politica.

Israele e Cina continuano ad avere visioni del mondo e obiettivi geopolitici diversi, come dimostra il tono distaccato e sornione con cui Eric Wang, vicedirettore dell’ufficio di rappresentanza della città di Donguan in Israele, afferma che:

“Gli Israeliani devono comprendere che la Cina ha una cultura differente dalla loro, che richiede un adattamento dei loro servizi e prodotti a un mercato diverso da quello europeo o americano.”

Infatti, fra i primi 5 progetti che Block72 (la piu’ importante società di consulenza per la penetrazione della blockchain israeliana nei mercati asiatici) provvederà ad integrare nel mercato cinese, ben 3 riguardano il fintech, cioè la finanza a elevata tecnologia, a dimostrazione che è questa la principale tendenza nel Paese, per quanto il suo governo tenti in tutti i modi di nasconderlo.

Tuttavia, questa partnership rispettosa e un po’ “distaccata” sta avendo ultimamente una influenza geopolitica maggiore di quanto i loro attori si aspettavano.

Il trattato di libero scambio e la quasi unificazione commerciale tra Cina e Israele

Da quando gli “Occidentali”, con la guerra siriana e il colpo di stato ucraino, hanno ostacolato pesantemente il grande progetto commerciale globale cinese “Belt and Road Initiative”, Israele è diventato un punto irrinunciabile per l’espansione dei mercati cinesi nel mondo.

Di recente, Wang Qishan, il vicepresidente cinese, ha firmato accordi con Israele che approfondiscono il trattato di libero scambio iniziato fra i due Paesi fin dal 2016.

Bisogna capire che in forza di questi trattati, e avendo avuto la cessione dei porti di Haifa e Ashod, per il 2021 la Cina potrà controllare il 90% dei commerci di prodotti israeliani…

La cosa è talmente clamorosa da aver obbligato Ephraïm Halevy, ex direttore del Mossad, a chiarire che questi trattati non sono stati deliberati dal Consiglio di Sicurezza Israeliano, quindi non sono frutto di scelte politiche, ma solo di interessi commerciali.

Sta di fatto che Jack Ma, fondatore di Alibaba, anche lui intervenuto nella delegazione del vicepresidente Wang Qishan a Tel Aviv e accolto con gli onori simili a quelli riservati ai capi di governo, sta pianificando di comprare una quantità notevole di prototipi israeliani.

Al termine di queste acquisizioni, fusioni, contaminazioni di enorme portata, Cina e Israele potrebbero acquistare un peso strategico nel campo della blockchain che renderebbe la vita molto difficile agli USA, mentre cercano di stare al passo.

La loro interdipendenza crescente potrebbe dare vita a una super entità tecnologica in cui i due Paesi saranno sempre meno distinguibili fra loro, a dispetto delle conclamate “differenze culturali”.

E questo porterebbe, quasi senza volerlo, a identità di vedute geopolitiche, almeno nel campo del controllo dei dati e delle informazioni (perché è questa, a conti fatti, la materia del contendere quando si tratta di blockchain).

Come puo’ influire tutto questo sul mercato delle criptovalute?

Volendo ora riportare questa analisi a vasto raggio nell’ambito della ricerca di risposte su quale sarà il futuro delle cripto, ecco quello che mi sembra doveroso considerare:

  • Dal punto di vista delle transazioni di criptovalute, la Cina conduce il gioco mondiale, non solo perché i Cinesi sono il popolo maggiormente impegnato in queste transazioni, ma anche perché gli exchanges cinesi (per quanto costretti a riparare all’estero dai censori del governo) hanno acquisito una posizione dominante globale (Coinbase e NYSE sono dei pivelli a confronto).
  • Una partnership tecnologica sempre piu’ stretta con Israele, il Paese in cui le cripto sono ormai un pezzo importante dell’identità nazionale, non potrà che accrescere questa posizione dominante cinese.
  • La Cina ha al contrario un gap storico con gli USA per cio’ che riguarda la finanza tradizionale.
    La seconda nazione economicamente piu’ forte al mondo ha ancora una borsa arretrata e poco influente, persino rispetto alle altre borse asiatiche. Questa situazione si ribalta se invece consideriamo la dominanza cinese nel campo delle cripto (chi vuole intendere intenda…).
  • Finora, ai grandi exchanges cinesi che tradano cripto non è permesso espandersi liberamente nel mercato interno, ma stanno facendo un ottimo lavoro nel sottrarre utenti occidentali al fintech americano.
  • Non sappiamo se il processo di integrazione-unificazione tecnologica tra Cina e Israele nel campo della blockchain si spingerà fino a far capire all’establishment cinese che le cripto sono un’opportunità geopolitica (ma forse c’è un ostacolo a questa comprensione, come mostrato nel punto successivo).
  • A questo proposito, l’ostinazione cinese (per noi inspiegabile) nell’ignorare (ufficialmente) questa opportunità (avendo acquisito già una forza invincibile proprio nel campo delle transazioni finanziarie criptate) puo’ dipendere dalla volontà del suo establishment di non interferire nella tradizionale “fratellanza” tra USA e Israele in campo militare.
  • Volendo infatti considerare la questione del controllo dei dati (anche finanziari) delle persone come una questione militare, piu’ che economica, e avendo già detto che la blockchain a livello geopolitico riguarda proprio il controllo di questi dati, forse la Cina, disprezzando volutamente la sua forza, non vuole per ora apparire come una minaccia alla tradizionale dominanza di “Usraele” in questo campo.

Tutte queste considerazioni forse aumentano gli interrogativi e le ipotesi, piu’ che dare qualche certezza su come evolverà la situazione.

Ma almeno contribuiscono a fornire lo scenario vero in cui si sta sviluppando la blockchain, e nel caso specifico, la diffusione delle cripto come asset da investimento e quella degli strumenti di criptaggio delle transazioni finanziarie, ad esse connesse.

Certo, le decisioni della finanza tradizionale USA riguardo alle criptovalute avranno una grande influenza nella storia di questo mercato.

Ma non bisogna farsi distrarre dall’eccessivo peso che i media gli attribuiscono.

In realtà, il quadro generale è molto piu’ complesso, come abbiamo visto.

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