Cosa accadrebbe alle criptovalute se il mercato azionario crollasse?

Cosa accadrebbe alle criptovalute se il mercato azionario crollasse?

Molti analisti si sono chiesti se le valute digitali sono collegate o meno ai trend finanziari tradizionali, soprattutto al trend del mercato azionario e a quello del dollaro.

Se spulci un po’ nei magazine specializzati, scoprirai che i fautori della teoria “le cripto sono un asset non correlato” e quelli che invece hanno trovato somiglianze tra bitcoin e il dollaro o la borsa americana, alla fine si equivalgono.

Quando questo succede, la cosa migliore da fare è non prendere per buona nessuna delle teorie, perché evidentemente non ci sono abbastanza prove a favore dell’una e dell’altra.

Questo non vuol dire pero’ che non valga la pena osservare il mercato delle cripto sullo sfondo dell’economia e della finanza globale.

Anzi, visto che la finanza tradizionale sta per toccare importanti tappe in alcuni trend storici fondamentali, potrebbe arrivare il momento in cui eventi clamorosi nel mercato dei bond o in quello delle azioni ci darebbero una risposta sul campo, per niente teorica e forse anche traumatica all’eterna domanda se le cripto sono correlate o meno.

Quali sono i punti critici che, dopo 30 anni di politica monetaria accomodante, la finanza ufficiale sta per raggiungere?

E quali potrebbero essere le conseguenti reazioni nel mercato delle criptovalute?

Ecco un elenco molto sommario…

Nel sistema attuale dei bassi tassi d’interesse, le aziende americane prendono in prestito somme molto superiori alle loro capacità di profitto.

Infatti di solito il prestatore acconsente che le aziende utilizzino gli utili solo per coprire gli interessi, mentre il capitale prestato le aziende lo rimborsano facendo altri debiti.

Secondo Standard & Poors, per ogni dollaro di utile al netto di imposte, interessi e ammortamenti, le aziende in media hanno chiesto 5 dollari in prestito.

Quindi attualmente la leva del debito medio societario è 5.

Se dovesse intervenire una fase recessiva, una diminuzione del 20% degli utili netti delle società farebbe aumentare la leva a 6,25.

Ma finora le aziende hanno potuto emettere nuovo debito perché si pensa che la recessione sia ormai uno scenario del passato.

Tutto chiaro, finora?

Abbiamo detto in pratica che negli ultimi 30 anni le aziende e i loro prestatori si sono comportati come se la recessione non dovesse mai accadere.

Di conseguenza, le aziende non hanno fatto altro che emettere altro debito, sotto forma di bond, per coprire il debito precedente. E il sistema ha funzionato.

E cosa hanno fatto le aziende di questi utili non impiegati per risanare il loro debito?

Buona parte è stata impiegata per riacquistare i loro stessi titoli azionari per toglierli dal mercato e farne aumentare i prezzi.

Da quando il Congresso USA ha votato a dicembre il taglio delle tasse alle imprese dal 35% al 21%, permettendo alle multinazionali di rimpatriare liquidità parcheggiata all’estero, il tasso di riacquisto delle azioni è ulteriormente aumentato.

Secondo TrimTabs, le società hanno ricomprato azioni per un valore di 5 miliardi nei primi tre mesi di quest’anno. Cifra che è il doppio di quella che risultava nei primi tre mesi del 2017.

La JPMorgan Chase si aspetta per il 2018 una cifra record di 800 miliardi, molto superiore ai 530 del 2017.

Con questo sistema, il mercato azionario ha potuto rimediare alla riduzione di acquisti delle stesse azioni da parte della Federal Reserve e delle altre banche centrali sparse nel mondo.

Ma il riacquisto dei propri stessi titoli è un’arma a doppio taglio per le aziende.

Se il riacquisto avviene a prezzi enormemente dopati, come quelli attuali, una eventuale recessione (che come sappiamo la finanza ufficiale ritiene sia impensabile) costringerebbe le aziende a rivendere quelle stesse azioni a prezzi enormemente piu’ bassi, ottenendo solo ulteriori perdite.

Anzi, per la verità, già ora molte aziende hanno problemi a rivendere le loro quote acquistate a prezzi troppo alti. E quindi si indebitano ancora di piu’ per coprire queste perdite.

Nonostante questo, il livello di ottimismo degli analisti, riguardo alle previsioni sugli utili delle aziende quotate nei mercati USA è ai massimi storici.

E questo è un altro preoccupante segno di una probabile inversione di un trend.

Nel primo trimestre del 2018, i bilanci del 78% delle aziende ha superato le stime degli analisti. Si tratta del numero più alto dal 2008.

Potrebbe essere un punto di massimo storico?

In ogni caso, non c’è piu’ alcun dubbio che il mercato azionario si sta avvicinando al punto di “euforia” che precede sempre i crash di mercato.

L’unico fattore che ancora manca a scatenare un crash è ancora una volta la recessione, che gli economisti negano risolutamente possa mai accadere.

Sta di fatto pero’ che ogni volta che la Federal Reserve ha iniziato ad alzare i tassi d’interesse (come fa oggi), la recessione si è puntualmente verificata.

Ma la recessione non viene solo scatenata dai rialzi dei tassi voluti dalla Fed.

Come sai, la Federal Reserve ha iniziato ad aumentare, anche se di poco, i tassi d’interesse dei titoli di stato a breve termine.

Non si tratta di una politica definitiva, perché la Fed ha sempre dichiarato che in caso appaiano segnali negativi nell’economia reale, non avrebbe alcun problema a interrompere questo rialzo programmato o addirittura a riabbassare nuovamente i tassi.

Ma non è questo il rialzo dei tassi di interesse che ci riguarda.

Non sono questi i rialzi piu’ pericolosi che determinano la recessione.

Mentre i tassi dei titoli di stato a breve termine sono controllabili dalla Fed, quelli dei titoli a lungo termine, dai 10 anni in poi, non è possibile in alcun modo manipolarli, perché sono interamente influenzati dai mercati.

E sono proprio questi che stanno aumentando in modo imprevedibile, facendo invertire la rotta a un trend durato 30 anni…un tempo talmente lungo che le persone iniziavano a considerarlo eterno.

Quando questo trend inverte, di solito poi non torna piu’ indietro…

Cio’ vuol dire che come abbiamo avuto 30 anni di tassi sempre piu’ bassi, avremo altri 30 anni di tassi sempre piu’ alti.

E questo implicherebbe che il bengodi del continuo indebitamento delle aziende non potrebbe piu’ continuare.

Ma implicherebbe anche qualcosa di peggio: la recessione.

Infatti la recessione non è altro che un processo a catena:

Se il trend dei tassi a lungo termine vira stabilmente a rialzo, i prestatori non sono piu’ disposti a estinguere i loro crediti comprando altro debito, ma esigono dalle aziende la completa redenzione sia del capitale che degli interessi.

Le aziende avrebbero quindi una improvvisa crisi di liquidità in un contesto in cui, come sappiamo, le banche centrali stanno dal canto loro riducendo la liquidità messa a disposizione per i mercati azionari…

La Federal Reserve ha già ridotto questa liquidità, portandola da 1,7 triliardi del 2017 ad appena 800 miliardi per il 2018.

E sai quanta liquidità serve per sostenere una nuova fase toro della borsa USA?

Considerando che secondo il  FTSE All-World Index, i capitali del mercato USA sono aumentati del 50%  dai minimi toccati a febbraio 2016, si deve concludere che per avere un nuovo incremento del genere sarebbe necessaria una iniezione di liquidità analoga agli 1,7 triliardi del 2017. Ben lontana quindi dagli 800 miliardi previsti per il 2018.

Ecco quindi l’innesco dell’effetto a catena.

Riassumiamo infatti quanto detto finora:

  1. Le aziende si indebitano per coprire i loro stessi debiti, confidando nella continua iniezione di liquidità concessa dalle banche centrali e dalle politiche di tassi d’interesse prossimi allo zero
  2. Ma per la prima volta dopo 30 anni, il trend dei tassi sta invertendo a rialzo e le banche centrali stanno riducendo la liquidità a disposizione per i mercati
  3.  Avendo acquistato i loro stessi titoli azionari a prezzi gonfiati, le aziende USA non potranno coprire la perdita di liquidità vendendo le loro azioni e non potranno indebitarsi, perché i tassi saranno aumentati.
  4. L’euforia degli analisti riguardo all’eterna capacità delle aziende di aumentare gli utili ogni anno, subito cambierebbe in panico.
  5. Lo storico mercato toro della borsa USA, che dura dal 2009, per la prima volta inizierebbe a crollare…

Questo è lo scenario piu’ probabile, finché le condizioni economiche resteranno tali.

E quando lo scenario si dispiegherà in tutta la sua drammatica estensione a tutto il mondo, quello sarà il momento della verità per le cripto.

Abbiamo detto che non è possibile sapere oggi se le cripto sono un mercato correlato agli altri mercati, oppure no.

Ebbene, quando ci sarà la prossima crisi finanziaria, potremo finalmente toglierci il dubbio…

Sarà quello infatti il momento in cui vedremo se gli investitori paragoneranno le cripto a qualsiasi altro asset di borsa tradizionale, dumpandolo come tutto il resto…

Oppure davvero lo considereranno un mercato “non correlato”, dumpando bond e azioni e comprando cripto a manetta…

E in quest’ultimo caso, assisteremo a uno dei piu’ incredibili travasi di liquidità della storia, provocato da capitali in fuga dall’azionario e atterrati nel piccolo mercato delle cripto, che subirà un terremoto di rialzi inimmaginabile.

Quali dei due scenari è il piu’ plausibile?

Lo abbiamo già detto: nessuno puo’ dirlo ora.

Ma sappi che alla fine è questa la vera posta in gioco

Il mercato finanziario tradizionale è come una valanga pronta a crollare.

Pero’ non sappiamo se travolgerà le cripto come un filo d’erba insignificante, oppure lo trasformerà in una montagna di proporzioni oggi impensabili.

Quando ci fissiamo in eccessivi tecnicismi riguardo alla blockchain e alle criptovalute, non dimentichiamoci che c’è questa realtà in agguato.

I magazine specializzati non ne parlano, ma la realtà ha questa brutta abitudine di continuare a esistere anche quando non è sotto i riflettori dei media.

Ricordiamocelo…

Mariangela Badano per BlockchainTop News

 

 

 

 

 

  • Sara ha detto:

    Domanda: secondo te quando potrebbe avvenire tutto questo? In particolare: quando si potrebbero alzare gli interessi di prestito bancario?

  • >
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