I gilet gialli sbarcano nel mercato bitcoin

I gilet gialli sbarcano nel mercato bitcoin

Il 3 gennaio, quindi fra meno di 20 giorni, potrebbe accadere un evento molto particolare.

Alcuni possessori di bitcoin hanno infatti lanciato una iniziativa che sembra avere un certo successo, almeno finora, e che se continua a ottenere consensi potrebbe provocare un piccolo (o grande) terremoto nell’ecosistema.

L’iniziativa è molto semplice: alla data convenuta, tutti i possessori di bitcoin ritireranno i loro coin dagli exchanges per trasferirli nei loro wallet privati.

Tutto è nato da un post di “sotashi”, un utente di Reddit, che proponeva l’iniziativa allo scopo di testare la liquidità degli exchanges per vedere quali di essi fossero in grado di sostenere un elevato numero di prelievi.

L’idea è stata poi rilanciata su Tweetter dall’account di Trace Mayer, che ha sottolineato la finalità piu’ ampia dell’azione, che è quella di essere un atto dimostrativo per la riaffermazione della sovranità monetaria e il ritorno all’ideale originario di bitcoin.

Il 3 gennaio è la data in cui bitcoin festeggerà il suo decimo anniversario, essendo quello il giorno in cui, nove anni fa, è iniziata l’estrazione delle prime coin.

L’iniziativa dunque intende “celebrare” questo momento storico con una “prova delle chiavi” (“proof of keys”), cioè un simbolico e anche effettivo ritorno all’essenza dell’idea di “proprietà” o “sovranità monetaria” nel campo delle criptovalute, idea che, per essere reale e non solo un concetto illusorio, deve coincidere con l’uso integrale e incondizionato delle chiavi dei wallet.

L’iniziativa, come dicevo, sta avendo un discreto successo e ha attirato anche nomi famosi, come Stacy Herbert e Tuur Demeester  e aziende come BTC.com, AtomicWallet e Bitcoin News.

Chi volesse aderire, puo’ farlo compilando un modulo qui.

Dal punto di vista di BlockchainTop News (se hai letto i nostri articoli precedenti capirai subito il perché), non puo’ sfuggire pero’ un altro aspetto importante.

Se infatti l’iniziativa dovesse trovare un buon seguito e quindi le quantità dei bitcoin ritirati dagli exchanges fossero consistenti, la cosa potrebbe scompaginare un po’ le carte nell’attuale assetto del mercato, cosi’ come lo abbiamo descritto in quest’ultimo mese.

Volendo spiegarlo in due righe, ti riassumo il cambiamento importante da noi registrato negli ultimi articoli riguardo al business degli exchanges.

Da alcuni mesi a questa parte gli exchanges stanno incrementando i servizi di custodia per grossi capitali che vengono accumulati in canali OTC in modo da non incrementare le quotazioni e allo stesso tempo permettere di detenere grandi (e invisibili) quantità di criptovalute.

Con questo andazzo, pero’, succede in pratica che gli exchanges continuano a guadagnare per i servizi resi a questi nuovi clienti istituzionali, ma allo stesso tempo lasciano con un palmo di naso i loro clienti retails (cioè i comuni mortali che fanno transazioni in chiaro), costretti a subire il forte deprezzamento dei loro possedimenti in criptovaluta, a causa del trend ribassista innescato (anche) da questa situazione.

Quindi apprezzo e condivido fortemente l’ideale che sta alla base dell’iniziativa “proof of keys”, cioè la riaffermazione dell’importanza della sovranità monetaria, ma non posso non suggerire ai nostri lettori l’impatto concreto che potrebbe avere sui fondamentali economici del business degli exchanges.

Come auspicato anche dai suoi primi ispiratori, l’iniziativa potrebbe mettere in crisi di liquidità alcuni exchanges che si sono lanciati nei nuovi servizi di custodia, ma non hanno le spalle larghe come gli exchanges piu’ blasonati (per non dire che potrebbe anche rivelare l’insospettabile debolezza di alcune di queste piattaforme “blasonate”).

La proof of keys metterebbe anche in evidenza, per esclusione, la reale consistenza dei capitali nascosti nei servizi di custodia e la loro inutilità per l’economia del mercato.

Nel migliore dei casi, potrebbe persino ribaltare le priorità degli exchanges, che tornerebbero ad avere piu’ attenzione e rispetto per i loro clienti retails e per i fondamentali economici del settore, che attualmente ritengono di poter ignorare impunemente senza tagliare il ramo su cui sono seduti.

Insomma, sospetto che questo impatto, se ci sarà, probabilmente avrà ripercussioni “sociali”, non solo economiche.

Cioè potrebbe colpire “asimmetricamente” solo una certa categoria di “hodlers”, quelli entrati di recente con grossi capitali e che non hanno accumulato le loro coin nei wallet, ma li hanno lasciati in custodia negli exchanges (o nei servizi di custodia a cui gli exchanges si affidano).

Questi “parvenues” sono un po’ come dei “nuovi ricchi”, entrati nel mercato di nascosto senza essere minimamente ispirati dall’ideale della sovranità monetaria, ma solo da oscure finalità speculative, se non addirittura di sabotaggio distruttivo.

Le quotazioni di molte cripto sono ormai cosi’ basse che possiamo forse permetterci di mettere da parte per un po’ le speranze di avere un ritorno economico e lanciarci in questo audace esperimento.

Se fosse successo tre mesi fa, avrei avuto qualche ripensamento.

Ma al punto in cui siamo arrivati, le rivoluzioni sono ben accette. Tanto non abbiamo piu’ molto da perdere…mentre, al contrario, qualsiasi “shock” potrebbe diventare l’evento scatenante che ci serviva…

Il team di BlockchainTop News

PS.: resta in contatto con noi per conoscere gli ulteriori sviluppi di questa strana iniziativa.

Finirà con un buco nell’acqua o sarà una piccola rivoluzione? Dipende da quanta gente aderirà…

Te lo diremo nei prossimi mesi. Percio’, se non lo hai fatto, iscriviti qui per ricevere gratis i nostri prossimi articoli direttamente via email. Cosi’ non rischi di perdere i nostri aggiornamenti su questo evento!

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  • Renzo ha detto:

    Gran bella idea davvero. Così ci diamo da soli l’ultima smazzata per tirare giù il prezzo e magari far chiudere qualche exchanges… Spero che la difesa degli ideali non sia più importante buon senso.

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