G20: perché il sistema ha scelto una linea morbida verso le criptovalute?

G20: perché il sistema ha scelto una linea morbida verso le criptovalute?

La maggior parte dei paesi del G20, con alcune eccezioni, come il Brasile, hanno convenuto di fissare un regolamento comune per la legalizzazione delle criptovalute a livello globale.

E non si tratta di una vaga dichiarazione d’intenti, ma di un impegno serio con una scadenza precisa.

Per luglio prossimo, il mondo avrà la sua regolamentazione, che sarà principalmente impostata sulle linee guide/" 2639 rel="nofollow" target="_self">guida del Financial Action Task Force (FATF), una entità intergovernativa che si occupa della lotta al riciclaggio e al terrorismo.

Come avevamo anticipato in un articolo precedente, la richiesta di Francia e Germania (e Giappone) di limitare la normativa sulle cripto all’ambito dell’antiriciclaggio è stata accolta dagli altri stati membri.

Cio’ vuol dire che la futura regolamentazione, ispirata alle norme del FATF, si limiterà ad obbligare le ICO e le piattaforme di trading ad accertare l’identità dei loro utenti e a divulgare una corretta informazione sui token e i progetti che vi stanno dietro.

Tutte cose che le ICO serie e le piattaforme piu’ comuni fanno già.

E’ molto probabile che la futura normativa sarà molto simile a quella già implementata da Svizzera, Germania, Giappone e Gibilterra, paesi che sono stati l’avanguardia di questa “linea morbida”.

Per questi paesi, l’avvallo del G20 verso la loro politica accomodante è una sorta di autorizzazione a sviluppare le tecnologie, gli ecosistemi e le infrastrutture della blockchain che nelle loro speranze potrebbe mantenere competitiva Europa e Giappone nei confronti dei suoi forti concorrenti (USA, Cina, Russia).

Sarà interessante vedere se la normativa che verrà partorita a luglio modificherà l’atteggiamento dei paesi tradizionalmente ostili alla legalizzazione, come USA e Cina.

Per ora, questi paesi hanno solo fatto una sorta di compromesso con l'”alleanza euro-nipponica”.

Da una parte infatti, come abbiamo detto, i “falchi” anti-cripto (Cina e USA) hanno fatto capire che non ostacoleranno (per ora) le speranze di sviluppo tecnologico nel settore blockchain delle “colombe” (Europa e Giappone).

In cambio, le “colombe” hanno mostrato la loro buona volontà nel supportare i falchi sulla vera posta in gioco al G20: isolare i paesi, come Russia, Iran e Venezuela, propensi a creare delle pericolose “criptovalute di stato”.

Che fosse questa la vera materia del contendere al G20 lo dimostra la dichiarazione delle banche centrali che hanno partecipato al G20 (compresa quella russa) contenente una condanna senza appello all’idea di una valuta digitale “di stato” che permetta a un paese di aggirare il sistema monetario ufficiale e sfuggire cosi’ agli obblighi, alle sanzioni e ai controlli che avvengono attraverso di esso.

Ma al di là delle dichiarazioni e dei proclami, il modo migliore per scoraggiare questi pericolosi esperimenti valutari degli stati ribelli è quello di facilitare, o almeno, non ostacolare troppo, l’affermazione delle criptovalute private (cioè i nostri bitcoin, ethereum e compagnia).

Mettere in competizione le cripto private con eventuali valute digitali di stato è una misura molto piu’ concreta ed efficace di qualsiasi dichiarazione ufficiale.

Ecco perché i “falchi” del G20 hanno acconsentito a creare un’area cripto-friendly in Europa e Giappone, dove si potrà sviluppare una tecnologia e un know-how da contrapporre a quella dei paesi che in futuro oseranno creare delle cripto di stato, contribuendo a complicare lo scenario d’azione per questi ultimi.

Dunque le criptovalute stanno diventando addirittura “utili” per l’establishment?

Diciamo che per ora gli stati che contano hanno deciso di mettere da parte i loro differenti orientamenti nei confronti delle cripto, inaugurando una fase storica in cui queste potranno svilupparsi entro i limiti abbastanza morbidi delle norme varate nel prossimo luglio.

Si tratta di una mossa azzardata da parte di questi governi?

Perché paesi come Cina e America dovrebbero acconsentire ad allevare questa serpe in seno?

La risposta è che, tutto sommato, questi paesi non percepiscono le cripto come una minaccia seria per il sistema.

In caso contrario, stai pur certo che al G20 non avrebbero mai portato avanti un simile compromesso.

Ed in fondo, hanno ragione…

In realtà le infrastrutture con cui ogni giorno utilizziamo le criptovalute sono ancora troppo primitive per permetterci di usarle come sfida all’ordine costituito.

Infatti le criptovalute:

  1. sono troppo poco capitalizzate per costituire una minaccia alla stabilità monetaria (lo ha detto il Financial Stability Board nel suo rapporto inviato al G20)
  2. per utilizzarle è ancora necessario entrare e uscire dalla blockchain (per mezzo delle piattaforme centralizzate attuali), rendendo possibile il tracciamento delle transazioni e delle identità degli utenti

Per questa ragione, i paesi del G20 possono allentare il guinzaglio per un po’.

Facendo si’ che la resa dei conti in materia di anonimato e di indipendenza economica dei cittadini sia rimandata a data da destinarsi.

Nel frattempo pero’, la “guerra fredda” tra l’establishment e le cripto continuerà sotto traccia…

La pax legislativa decretata al G20, da una parte darà il tempo al “sistema” di sviluppare tecnologie sempre piu’ avanzate per un maggior controllo dei cittadini, dall’altra spingerà l'”anti-sistema” ad abbreviare i tempi di realizzazione dei numerosi progetti che permetteranno di aggirare tali controlli.

Cio’ che mi sembra degno di nota è che la resa dei conti forse avverrà in uno scenario in cui le criptovalute, grazie all’accondiscendenza del “sistema”, avranno avuto il tempo di affermarsi in modo irreversibile a livello globale.

Il sistema è sicuro di poterle governare in futuro, ma forse sottovaluta le potenzialità della blockchain, una tecnologia talmente nuova da non permettere previsioni cosi’ ottimistiche.

Una volta che la gente si sarà abituata a usare le criptovalute, potrebbe essere molto piu’ difficile di oggi arginare l’adozione di tecnologie che permettano di usare la blockchain al 100% , piuttosto che nella debole e vulnerabile forma ibrida attuale.

Siamo solo agli inizi. Davvero.

E forse questa volta l’eccessiva sicurezza sui propri mezzi ha spinto l’establishment a concedere un po’ troppo al suo temibile avversario.

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Allora non perderti i prossimi articoli con cui seguiremo da dietro le quinte questa lotta instancabile tra il sistema e la blockchain.

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Il team di BlockchainTop News

 

 

 

 

 

 

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