Di nuovo i Cinesi hanno fame di bitcoin. Di nuovo faranno saltare il banco?

Di nuovo i Cinesi hanno fame di bitcoin. Di nuovo faranno saltare il banco?

Ultimamente stiamo tentando di prevedere l’entrata della grande finanza nelle criptovalute, ma stiamo trascurando un po’ troppo dei fattori altrettanto importanti legati al presente di questo mercato e che forse potrebbero smuovere le acque molto prima.

L’ultima volta che abbiamo trattato l’argomento era il febbraio scorso, quando in questo articolo registravamo una forte ripresa del mercato cinese di bitcoin che tutti davano per agonizzante.

Facciamo un breve riepilogo.

A settembre 2017 la Cina colse il mondo di sorpresa chiudendo nel proprio territorio tutti gli exchanges legati alle criptovalute.

Data l’enormità dei volumi in questione che improvvisamente sembravano non avere piu’ linfa vitale, come al solito la stampa dell’epoca confeziono’ una sentenza di morte per bitcoin e compagni.

E, come al solito, questa apparente tragedia fece solo il solletico al mercato delle cripto.

Per capire con una sola occhiata quello che dico, guarda il piccolo rettangolo nero nel grafico qui sotto:

Quel breve tratto di mercato laterale fu il solo sussulto innescato dal governo cinese. Un evento trascurabile nella lunga storia di bitcoin, che tuttavia all’epoca aveva impressionato gli investitori piu’ ingenui.

Dopo sei mesi, infatti, il nostro articolo già notava che i Cinesi avevano ripreso alla grande il trading in criptovalute, mentre, cosa piu’ importante, gli exchanges dati per morti avevano incrementato cosi’ tanto le loro attività da scalare la classifica mondiale delle transazioni.

Questa situazione è rimasta immutata fino a oggi.

Se infatti vediamo quali sono i mercati migliori per bitcoin in dollari, abbiamo ancora una volta gli exchanges cinesi ai primi posti (frecce rosse sotto):

Vincitore in classifica è Binance, l’exchange nato due mesi prima della grande e inutile purga cinese e che, essendo già a Hong Kong, fu il primo ad accogliere il traffico in fuga dalla Cina continentale.

Poi ci sono Okex e Huobi, dati per spacciati nel 2017 e risorti dopo aver spostato la sede nella solita Hong Kong e che hanno aperto la strada a ZB.Com, di Hong Kong e Simex, di Singapore.

A confronto abbiamo cerchiato di rosso Coinbase, l’exchange della grande finanza americana di cui tutti parlano (noi compresi), ma che alla fine non è ancora cosi’ influente come si pensa.

Questo ci fa capire perché la questione dell’entrata dei grandi capitali di Wall Street potrebbe non essere cosi’ importante nell’immediato.

Le transazioni legate alla Cina sono cosi’ rilevanti che qualsiasi evento in grado di smuovere le acque da quelle parti potrebbe finire sui giornali molto prima degli indecisi campioni di Wall Street.

E per la verità, qualcosa di interessante all’orizzonte si sta scorgendo…

Non è un caso infatti che abbiamo deciso di affrontare proprio ora l’argomento.

Per capire cosa sta succedendo, riprendiamo il grafico già postato sopra:

Qui non facciamo altro che mettere in relazione l’andamento dello yuan (linea rossa) con quello di bitcoin (linea nera).

Seguiamo anzitutto la linea nera.

La prima grande bolla di bitcoin, scoppiata tra il 2013 e il 2014, è compresa in figura nel primo triangolo a sinistra, che evidenzia, nella fase finale e fortemente ribassista della bolla, una formazione tecnica caratteristica in cui i massimi e i minimi tendono ad avvicinarsi sempre piu’ fino a generare una inversione del ribasso e la ripresa del trend a rialzo di lungo termine.

In pratica, il triangolo vuol dire che quella bolla non fini’ in tragedia, ma al contrario genero’ un mercato rialzista lungo e graduale.

Ora, la stessa formazione a triangolo è stata evidenziata nella seconda grande bolla, scoppiata a fine 2017, di cui oggi apprezziamo ancora la fase finale.

Molti analisti pensano che anche qui, come nel 2014, la fase successiva dopo il forte ribasso sarà un lungo mercato toro, ripetendo lo stesso copione.

Le analogie tra le due bolle, del 2014 e del 2017, sono state già commentate in moltissimi articoli dei magazine specializzati ed è uno degli argomenti piu’ usati da coloro che si aspettano il prossimo mercato toro.

Finora pero’ questa analogia si era basata soprattutto su dati statistici (cioè sull’analisi tecnica e ciclica dei prezzi di bitcoin) a cui al massimo si aggiungeva qualche considerazione relativa al prossimo probabile ingresso dei capitali di Wall Street, come abbiamo già detto.

Nessuno aveva finora individuato una causa economica oggettiva che mettesse in relazione le due bolle.

Causa che invece il grafico sopra sembra suggerire, specialmente se iniziamo a seguire la linea rossa.

Qui infatti, un cerchio blu a sinistra del grafico evidenzia un evento che nel 2015 aveva scioccato Wall Street, cioè la svalutazione improvvisa dello yuan decisa dalla banca centrale cinese.

All’epoca, i Cinesi effettuarono questa svalutazione all’improvviso, è vero, ma in buona fede e come semplice misura cautelare.

Esisteva infatti, ed esiste tuttora, un accordo non scritto tra Cina e USA per cui lo yuan e il dollaro devono sempre andare a braccetto, al fine di non turbare il mondo con squilibri valutari troppo appariscenti.

Se percio’ gli USA decidono di rivalutare il dollaro contro le altre valute mondiali, la Cina deve a sua volta rivalutare lo yuan contro le valute asiatiche.

Tornando quindi alla parte sinistra del nostro grafico, dal momento che nel 2015 i Cinesi erano stati avvertiti del programma USA di rivalutare il dollaro a lungo termine (rivalutazione arrivata fino al 2017), la banca centrale si preparo’ a intraprendere una analoga rivalutazione verso le valute asiatiche, che tuttavia per essere sostenibile aveva bisogno di far partire lo yuan da un punto piu’ basso rispetto a quello in cui si trovava.

Per questo effettuo’ una improvvisa svalutazione, forte, ma di breve termine, in modo che la rivalutazione seguente sarebbe partita dal fondo, diciamo cosi’, per non arrivare troppo in alto nei tempi lunghi.

In seguito, come si vede dalla linea rossa, dal 2015 al 2017 il dollaro è andato sempre rivalutandosi sullo yuan e il governo cinese, per evitare un crollo verticale dello yuan, lo ha appunto rivalutato in modo analogo verso le altre valute asiatiche.

Il popolo cinese tuttavia aveva altre priorità in mente.

Ai Cinesi infatti non importa il cambio dello yuan contro le altre valute asiatiche, ma piuttosto quello dello yuan contro il dollaro.

Per loro, la svalutazione yuan-dollaro comporta una perdita di potere d’acquisto, anche se al contempo lo yuan si rivaluta contro le valute asiatiche.

Ecco perché, a fronte della svalutazione dello yuan di fronte al dollaro durata fino a fine 2016, i Cinesi non hanno fatto altro che cambiare yuan con dollari nel corso dello stesso periodo e anche oltre.

Quell’anno infatti si parlo’ molto della fuga di capitali cinesi dallo yuan e delle vane misure del governo per arginarlo.

E si disse anche che uno dei sistemi usati dai Cinesi per eludere i controlli governativi era quello di immettere i propri risparmi nel circuito delle criptovalute.

Ecco perché il nostro grafico registra, subito dopo la grande svalutazione dello yuan del 2015 e per tutto il periodo della pesante svalutazione dello yuan contro il dollaro (linea rossa che si impenna), la grande fame cinese per bictoin che ha generato la lunga e progressiva fase di rialzo di questa valuta, culminata nella bolla del 2017 (linea nera che sale gradualmente).

Ora, se guardiamo la parte destra della linea rossa, notiamo che nel 2017 il grafico finalmente interrompe la salita e inizia una progressiva discesa, indicando che lo yuan si è gradualmente rivalutato sul dollaro, grazie al cambio della politica USA nei confronti della propria valuta.

Se tuttavia, grazie a questo riequilibrio col dollaro, per tutto il 2017 i Cinesi non hanno avuto piu’ l’assillo di preservare il proprio potere d’acquisto, non hanno cessato di incrementare la propria presenza nel mercato delle criptovalute (forse per mancanza di fiducia nella tenuta a lungo termine dello yuan) fino a costringere il governo a chiudere tutti gli exchanges sul proprio territorio.

Ecco perché, durante la discesa della linea rossa (cioè la rivalutazione dello yuan sul dollaro), la salta di bitcoin non si è arrestata, ma è anzi sfociata nella bolla del 2017 (generata da molti altri fattori scatenanti che si sono inseriti nel trend cinese sottostante).

Arriviamo cosi’ ai giorni nostri, cioè alla fase terminale della bolla, dove a un certo punto, in corrispondenza del vertice del triangolo in cui è compresa la bolla del 2017, guardando di nuovo la linea rossa, notiamo qualcosa di strano.

Sembra infatti che in questi ultimi giorni la linea rossa si sia impennata di nuovo.

Cosa è successo?

E’ successo che la banca centrale cinese ha deciso all’improvviso una svalutazione dello yuan ancora piu’ forte di quella del 2015.

Ma a differenza del 2015, questa volta la svalutazione non è stata in buona fede e di concerto con la banca centrale americana in previsione di una qualche rivalutazione del dollaro.

Questa volta la svalutazione è stata una dura risposta alla guerra commerciale instaurata da Trump contro la Cina.

E anche se quasi tutti gli analisti affermano che la Cina non possa svalutare a lungo lo yuan senza subire contraccolpi nel mercato interno e asiatico, sta di fatto che è arrivata a giocare con Trump le carte piu’ estreme, fra cui la propria stessa valuta.

La Cina non potrà forse intraprendere una svalutazione costante e regolare, ma potrà di certo effettuare altri shock di breve termine che ancora una volta indebolirebbero il potere d’acquisto dei Cinesi.

Come dicevo, questa svalutazione improvvisa si colloca nella fase terminale della bolla di bitcoin (vertice del triangolo) proprio come quella del 2015 era al vertice dell’analogo triangolo che comprendeva la bolla precedente.

Ecco quindi che la situazione dello yuan potrebbe fornire un argomento economico concreto alla pura e semplice ipotesi statistica della similitudine fra le due bolle di bitcoin.

In pratica, se il rialzo successivo allo scoppio della bolla del 2014 fu generato dal tentativo dei Cinesi di mettere al sicuro i propri risparmi nel mercato cripto, una situazione quasi uguale potrebbe crearsi nei prossimi mesi, una volta che la guerra commerciale USA-Cina costringerà la banca centrale ad altri shock valutari sullo yuan e spingerà i Cinesi a incrementare la loro esposizione nelle criptovalute.

La tempistica e le similitudini grafiche sono impressionanti.

E parlano di una situazione molto piu’ vicina nel tempo e forse piu’ concreta delle fisime dei giocatori di Wall Street.

I Cinesi (parlo del popolo cinese, non del suo governo) hanno sempre avuto grande influenza su bitcoin e stanno sostenendo da piu’ di 5 anni questo mercato.

Vale la pena quindi monitorare cio’ che succede a oriente di bitcoin, mentre tutti i media sono concentrati sulla SEC, gli Etf, Wall Street e altre amenità che oggi contano ancora troppo poco.

Anche noi, come molti analisti del settore, prevediamo e attendiamo con ansia il prossimo mercato rialzista delle cripto.

Ma iniziamo a pensare che questo fenomeno potrebbe arrivare dalla Cina, come già è accaduto in passato.

Al solito, noi di BlockchainTop News ti terremo al corrente di questo e altri trend fuori dal radar dei media, in modo che non sarai mai colto di sorpresa, qualunque cosa accada!

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Il team di BlockchainTop News

  • Mirko ha detto:

    Ottimo articolo , grazie

  • >
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