Cripto: primi segni positivi dalla Cina

Cripto: primi segni positivi dalla Cina

Uno dei principali fattori economici cinesi legati alle bolle di bitcoin si sta risvegliando?

Come abbiamo detto nell’articolo precedente (e andiamo ripetendo da almeno un anno a questa parte), noi crediamo che le bolle recenti di bitcoin siano legate a fattori macroeconomici.

In particolare, l’ultima bolla di fine 2017 era legata in modo “fondamentale” alla svalutazione dello yuan e alla conseguente fuga di capitali dalla Cina.

“Legata in modo fondamentale” vuol dire che la fuga di capitali cinesi ha fornito la “materia prima” (il flusso di capitali), mentre tutti gli altri fattori ormai ben noti, primo fra tutti l’avanzata delle ICO, hanno soltanto orientato questo flusso.

In poche parole, senza questo flusso, il miracolo microeconomico delle ICO sarebbe passato molto piu’ inosservato.

Seguendo questa impostazione macroeconomica, in un altro articolo avevamo detto che per fare previsioni sulle quotazioni di bitcoin conviene monitorare due fattori macro legati alla Cina:

  1. aumento del potere d’aquisto dello yuan
  2. svalutazione dello yuan

Naturalmente, si tratta di fattori contrari tra loro.

Cio’ è dovuto alla doppia natura di bitcoin: quella di essere un asset da investimento (come un titolo di borsa) e quella di essere un bene rifugio (come l’oro).

Quando i Cinesi hanno soldi da spendere (aumento del potere d’acquisto) trattano bitcoin come un titolo di borsa e aumentano gli acquisti.

Quando invece devono fronteggiare improvvise o forti svalutazioni dello yuan, trattano bitcoin come un bene rifugio – e anche in quel caso acquistano bitcoin.

Il primo scenario porta in genere aumenti di quotazione graduali.

Nel secondo invece, possiamo anche avere delle bolle (purché vi siano altri fattori scatenanti, come il caso delle ICO del 2017).

Un esempio (in negativo) dello scenario 1 era l’ultima gamba ribassista in bitcoin di novembre, legata al peggiorare della recessione cinese e alla drammatica riduzione del potere d’acquisto dei Cinesi (ne abbiamo discusso qui).

Quello è un esempio (in negativo) della correlazione di bitcoin col potere d’acquisto (scenario 1).

Oggi invece desidero segnalare un dato che riguarda l’altro (piu’ appetibile) fattore scatenante, contrario al precedente, ossia la svalutazione dello yuan e la fuga di capitali dalla Cina (scenario 2).

Come abbiamo già detto nel precedente articolo, la banca centrale cinese, per fronteggiare la temporanea recessione del paese, ha iniziato un ciclo di allentamento monetario che ovviamente porta con sé la svalutazione dello yuan.

Abbiamo detto che quando si prospetta una svalutazione forte o prolungata, i Cinesi portano i loro capitali fuori dal paese…e da qui puo’ nascere una nuova bolla in bitcoin.

Ora, la notizia è che, come ha puntualmente notato il sito Zerohedge , i primi segni di questa fuga di capitali sono già fra noi…

Il flusso monitorato da Zerohedge è l’aumento di importazioni fasulle tra la Cina continentale e Hong Kong (cerchi rossi in figura):

In questo caso, il meccanismo per esportare capitali di nascosto è questo:

i Cinesi fanno dei falsi acquisti a Hong Kong (o degli acquisti a prezzi maggiorati), depositando cosi’ i soldi pagati in eccesso fuori dal continente.

A Hong Kong poi fanno in modo che, dietro pagamento di commissioni, i Cinesi continentali possano continuare a gestire questi depositi offshore, facendo ogni genere di transazione, compreso l’acquisto di beni o asset di qualsiasi tipo, tra cui anche bitcoin.

Come mostra la figura qui sotto, questi aumenti anomali di “importazioni” da Hong Kong sono sempre legati alla svalutazione dello yuan:

E, dulcis in fundo, il grafico successivo mostra che queste stesse importazioni anomale hanno anticipato di circa un anno e mezzo l’ultima bolla di bitcoin:

In sostanza, le importazioni verso Hong Kong creano la base di capitale che poi viene smistata nel tempo verso svariati beni o asset.

Come sappiamo, le dimensioni ristrette del mercato cripto è molto sensibile a flussi di capitali anche modesti.

Ecco quindi che una simile accumulazione di capitali, anche se ne viene destinata solo una piccola parte al mercato cripto, puo’ portare a delle vere e proprie bolle

Un ultimo chiarimento: il grafico sopra è stato manipolato in modo da far coincidere il picco delle “importazioni” (avvenuto a metà del 2016) con quello di bitcoin (avvenuto a fine 2017).

In questo modo si nota con molta chiarezza che le rispettive dimensioni dei picchi coincidono.

Questa manipolazione rende pero’ meno chiara la diversa cadenza temporale dei due fenomeni.

Solo la scritta “18mo lag” fa capire il ritardo di 18 mesi di cui parlavo…

Percio’, per ristabilire la corretta sequenza temporale, dobbiamo spostare con la fantasia il picco di bitcoin azzurro verso la fine del 2017, in modo che l’ultima parte della curva azzurra si trovi in corrispondenza dell’ultima parte della curva rossa.

In questo modo comprendiamo che le importazioni anomale sono già molto evidenti, ma non hanno ancora influenzato le quotazioni di bitcoin.

Come detto prima infatti, questo fenomeno produce un accumulo di capitali offshore che solo in un secondo momento (quando il fenomeno assume dimensioni molto maggiori) vengono poi allocati su diversi beni, fra cui anche bitcoin.

Naturalmente monitoreremo da vicino gli sviluppi di questo fenomeno, che è uno dei segnali da noi attesi per sperare in un nuovo flusso di capitali positivo su bitcoin.

Quello che dobbiamo attenderci è che l’esportazione di capitali cinesi raggiunga dimensioni maggiori e che si sviluppino altri fattori che possano rendere appetibile il mercato delle cripto, in modo da dirottare anche una piccola parte di questi capitali su bitcoin e compagnia.

Percio’, se non lo hai ancora fatto, resta in contatto con noi per seguire gli sviluppi di questa vicenda e iscriviti gratis alla nostra newsletter per ricevere i prossimi articoli direttamente al tuo indirizzo email.

Il team di BlockchainTop News

 

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