Bitcoin è una security o è oro digitale? A questo dilemma è legata la prossima bolla

Bitcoin è una security o è oro digitale? A questo dilemma è legata la prossima bolla

Nel 2018, le cripto non sono state il solo asset ad attraversare una lunga fase ribassista.

Se si allarga l’orizzonte all’intera economia globale, si scopre che il 2018 è stato in realtà un anno unico nel suo genere, quanto a tendenze ribassiste.

Come mostra l’immagine qui sotto, pubblicata da Zeroedge, l’anno che sta per finire (l’ultimo a destra nel grafico) ha stabilito un record di negatività che non si vedeva dagli anni ’20 del 900:

Nel 2018 infatti l’88% di tutti gli asset economici ha avuto un rendimento negativo.

Gli investitori quindi non si sono ritirati solo dal mercato delle cripto, ma hanno ridotto esageratamente la loro esposizione praticamente su tutto…

Il che ci fa supporre che la natura piu’ profonda del ribasso di bitcoin e compagni forse affonda le sue radici anche nell’intero ciclo economico in cui ci troviamo.

Non pubblico quindi questo dato per indurre un facile sollievo ai cripto entusiasti, che potrebbero pensare cose tipo: “mal comune, mezzo gaudio”.

In realtà, vorrei proporre una riflessione piu’ seria che tocca la natura stessa delle criptovalute e il loro legame con l’economia globale.

Da quando è nato bitcoin, le criptovalute hanno mostrato un volto ambivalente, oscillante tra l’essere degli asset da investimento, simili ai normali titoli di borsa (la SEC, ovvero la Consob americana, è una fautrice di questa visione) o l’essere una riserva di valore “anticiclica”, come l’oro e le materie prime.

In questo articolo tralasciamo per semplicità la terza possibile caratteristica delle cripto, vale a dire il loro essere o meno un mezzo per lo scambio di unità o multipli di valore, simile al denaro, perché esula dal nostro discorso (e poi, in fondo, il suo uso in questo senso è ancora troppo limitato per contare qualcosa nell’economia globale).

Quindi la domanda è: bitcoin e le altre cripto sono piu’ simili alle securities (titoli di borsa) oppure alle commodities (oro, materie prime ecc.)?

Il fatto, indicato dal grafico, che nel 2018 le cripto abbiano condiviso la sorte negativa di tutte le altre “securities” farebbe pensare che siano molto simili a queste ultime.

Questa non sarebbe una bella notizia, perché in tal caso il loro trend ribassista, causato, si, da fattori specifici del settore cripto e della blockchain, ma incluso nel destino piu’ generale delle borse mondiali, dovrebbe prolungarsi e “cronicizzarsi”, visto che questo downtrend generalizzato delle borse è appena agli inizi e deve fare ancora una lunga strada verso il basso.

Personalmente pero’ non credo molto a questa ipotesi.

Le cripto si comportano sempre come delle securities simili ai titoli di borsa?

Non sempre…

Da quanto possiamo vedere nei grafici del passato, è vero che bitcoin si è mosso spesso in modo coordinato con le borse globali, soprattutto nel suo andamento di medio termine.

Ma ha fatto anche l’opposto, mostrando in alcuni momenti cruciali un inaspettato lato anticiclico, che molti in passato hanno già notato, fino a definire bitcoin come “oro digitale”.

Se infatti tralasciamo i movimenti di breve e medio termine di bitcoin e ci concentriamo soprattutto sulle 4 storiche bolle di questa valuta, possiamo notare che alcune di queste hanno avuto una natura anticiclica.

Escludendo la prima bolla del 2011 e quella di novembre 2013, entrambe scatenate con mezzi illeciti e manipolazioni varie, abbiamo cosi’ la bolla di aprile 2013, innescata dalla crisi delle banche cipriote, e quella del 2017, che si divide in due parti: la prima dovuta alla fuga di capitali dalla Cina a seguito di una improvvisa svalutazione dello yuan e la seconda dovuta al fenomeno microeconomico delle ICO.

Possiamo discutere se il fenomeno ICO sia stato o no un fattore anticiclico, ma di certo la crescita iniziale delle quotazioni nel 2017, causata dai capitali cinesi in fuga dallo yuan, lo è stato (vedi grafico sotto, che tra l’altro evidenzia una correlazione inversa con lo yuan anche nel 2015, che segno’ l’inizio di una lunga fase di accumulazione durata due anni e culminata con la bolla finale):

In conclusione percio’ possiamo dire che la natura anticiclica o meno di bitcoin e con esso di tutto il resto del mercato, dipende dall’uso che la gente ne fa.

A volte bitcoin viene usato come un asset speculativo, simile ai derivati e alle azioni, e in questo caso si comporta in modo coerente con l’andamento delle borse.

Altre volte, bitcoin viene usato come un bene rifugio simile all’oro, e allora il suo andamento diventa anticiclico.

Ma i suoi movimenti piu’ drammatici, come abbiamo appena visto, sono sempre quelli anticiclici.

Persino oggi, nel bel mezzo di un ciclo ribassista, possiamo avere l’esempio di un mercato separato anticiclico molto forte, legato alla piattaforma Localbitcoins, purtroppo esclusa dal club delle piazze che creano le quotazioni ufficiali e quindi ininfluente sul prezzo di bitcoin.

In questa piattaforma infatti vengono effettuate le transazioni in bitcoin dal Venezuela e altri paesi americani nell’ordine delle decine di milioni.

Si tratta quindi di una piazza di media entità dove pero’ è evidente che i Venezuelani, colpiti dalla selvaggia inflazione del bolivar, conducano le danze, superando ultimamente gli USA come volumi di scambio:

Mentre il prezzo di bitcoin è sceso di circa l’80% dal suo massimo di gennaio, il volume settimanale scambiato in Venezuela in Localbitcoins è cresciuto del 387%.

A lato quindi del mercato ribassista ufficiale, il volume scambiato di BTC in Venezuela aumenta di mese in mese…

Il punto, come già detto, è che questi scambi non influiscono sulle quotazioni ufficiali.

E la crisi venezuelana non è (ancora) un problema globale tale da ripristinare l’uso di bitcoin come bene rifugio anche in altri paesi, fino a ripercuotersi sulle piattaforme ufficiali.

Tutto questo discorso dimostra che bitcoin è trascinato da forze di varia natura, sia cicliche che anticicliche.

Ma il prevalere delle une o delle altre dipende in ultima analisi dal comportamento delle persone, a sua volta influenzato in modo primario dai fenomeni macroeconomici, come l’inflazione, i tassi d’interesse, l’accesso al credito, e in modo secondario dallo sviluppo tecnologico del settore cripto.

Ecco perché non è possibile decidere una volta per tutte se bitcoin si comporta da security o da commoditiy.

Quel che è certo pero’ è che per salvaguardare la sua natura anticiclica, capace di innescare improvvise bolle rialziste, è necessario che la gente non dimentichi di usarlo nel modo giusto.

Tutti gli sforzi della finanza ufficiale per incanalare gli investitori in piattaforme centralizzate sempre piu’ controllate e sorvegliate e per creare futures, etf e altri strumenti finanziari denominati in bitcoin (per non parlare delle stablecoins e delle coin digitali di stato) tendono invece a ridimensionare questo uso.

Con quali effetti, è ancora da vedere…

Siamo in una fase in cui gli equilibri tra un mercato “educato” e uno “selvaggio” delle cripto non pende ancora da nessuna delle due parti.

Ma un trend rialzista, anche solo di medio termine, potrebbe innescarsi ugualmente in base alla natura anticiclica di bitcoin. E questo molto prima che una grande crisi scateni una bolla vera e propria.

Esiste infatti una correlazione anticiclica tra bitcoin e un importante indicatore macroeconomico che non abbiamo considerato qui e che affronteremo nel prossimo articolo.

Dal momento che gli argomenti sono collegati, il secondo articolo uscirà a stretto giro questa stessa settimana, in modo da completare il quadro, dando indicazioni su possibili trend che potrebbero manifestarsi molto prima di una bolla vera e propria.

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