Bitcoin e i tassi d'interesse reali. Una correlazione che fa capire molte cose

Bitcoin e i tassi d’interesse reali. Una correlazione che fa capire molte cose

Nell’articolo precedente stavamo individuando alcune correlazioni di bitcoin per vedere se questa coin è davvero “oro digitale”, come alcuni dicono, oppure un asset speculativo simile ai titoli di borsa.

Sapere se bitcoin è o meno “oro digitale” ci serve per capire quali condizioni economiche generali potrebbero innescare una nuova bolla di questa valuta, come già avvenuto in passato (vedi l’articolo precedente).

Una correlazione anticiclica abbastanza importante l’avevamo individuata fra bitcoin e il cambio dollaro/yuan.

L’articolo già citato mostrava infatti come ogni volta che il governo ha provocato forti e inaspettate svalutazioni, i cinesi sono scappati a gambe levate dallo yuan, spostando i loro capitali in vari asset rifugio, tra cui bitcoin.

In base a questi episodi quindi, si potrebbe pensare che bitcoin è proprio “oro digitale” e che la gente sia disposta a usarlo come riserva di valore in cui rifugiarsi nei momenti di crisi.

In questo articolo invece ci occupiamo di una correlazione molto forte che sembra al contrario riportare bitcoin nella categoria degli asset speculativi da cui fuggire nei momenti difficili, piuttosto che un bene rifugio.

Parlo della correlazione inversa tra bitcoin e i tassi d’interesse reali:

Come si vede nel grafico, già nel 2015 un rialzo dei tassi reali USA a 3 mesi provoco’ una discesa prolungata di bitcoin.

Attenzione: qui si parla di tassi d’interesse reali, non nominali…

Tassi nominali sono ad esempio i rendimenti dei titoli di stato.

Tassi reali sono ad esempio quello che resta dei rendimenti dei titoli di stato quando vi sottraiamo il tasso d’inflazione.

Quindi in realtà i tassi reali sono una misura dell’inflazione o del suo contrario: la deflazione o riduzione dei prezzi.

Una moderata inflazione è considerata un segno di salute dell’economia, perché indica che i prodotti e i servizi hanno la valutazione di mercato che meritano e quindi sostengono i fatturati delle aziende, i salari e le entrate fiscali dei governi.

Una prolungata deflazione al contrario, fa ristagnare l’economia e alla lunga puo’ provocare una recessione, cioè un progressivo deterioramento dei fondamentali economici.

Dopo anni di politica monetaria accomodante, la moderata inflazione auspicata dalle banche centrali di tutto il mondo non si è mai vista, mentre al contrario, i prezzi di beni e servizi (quindi l’economia in generale) sono rimasti in stagnazione per anni.

Ora che negli USA la politica accomodante è finita, i tassi d’interesse sono in aumento, ma la deflazione è anch’essa aumentata, provocando un progressivo rialzo dei tassi reali, proprio come nel 2015.

A peggiorare le cose, grazie alla guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, molti investitori temono che questo aumento dei tassi reali di fine 2018 sia l’anticamera di una recessione globale nel 2019.

Ecco spiegato il motivo per cui le borse sono tutte in negativo.

Lo spettro della recessione infatti provoca una reazione automatica negli investitori.

La gente, temendo un peggioramento dei bilanci aziendali, quando si trova di fronte a un aumento dei tassi reali disinveste i titoli speculativi e si sposta sui beni rifugio.

E qui arriviamo al punto.

Il grafico precedente mostra che bitcoin, di fronte a un aumento dei tassi reali, si comporta come un titolo speculativo, non come bene rifugio. Infatti le sue quotazioni nel 2015, a fronte di aumento dei tassi reali, sono scese come quelle di molti altri titoli di borsa.

E lo stesso sta avvenendo nel 2018.

L’articolo precedente aveva già mostrato che la discesa prolungata di bitcoin nel 2018 non è stata un fenomeno isolato, ma anzi fa parte di un trend negativo che ha colpito l’88% di tutti gli asset disponibili (fenomeno che non si vedeva dagli anni ’20 del secolo scorso).

Proprio come nel 2015 (e diversamente che nella svalutazione dello yuan del 2013 e del 2017), a fronte di aumento dei tassi reali la gente non sta considerando bitcoin come un bene rifugio, ma lo sta dumpando come qualsiasi altro asset speculativo di borsa.

Ancora una volta, quindi, bitcoin si mostra come un asset ambivalente.

Nella Cina del 2013 e del 2017 è stato un bene rifugio, mentre nel 2015 e nel 2018 si è comportato come un titolo di borsa speculativo.

Ma quale dei due è il vero bitcoin?

La questione è proprio questa: bitcoin non ha (ancora) una identità propria.

Bitcoin è quello che la gente vuole che sia.

Per questo è cosi’ difficile prevedere il suo andamento.

L’idea che le persone hanno di bitcoin sembra variare secondo le circostanze e su base geografica.

Nei paesi emergenti puo’ ancora diventare sinonimo di anonimato e di ecosistemi poco regolati, se le circostanze lo permettono.

L’occidente invece tende a imbrigliarlo nel sistema finanziario ufficiale, in modo da renderlo un asset di borsa come un altro.

Queste due idee di bitcoin si contendono l’immaginario dei mercati mondiali e finora nessuna delle due ha ancora prevalso sull’altra.

Se quindi ci chiediamo quali saranno le condizioni che faranno emergere la prossima bolla di bitcoin, dobbiamo tenere presente a quale tipo di bolla ci riferiamo.

La seconda parte della bolla di bitcoin nel 2017, legata al fenomeno delle ICO, fu una bolla speculativa prociclica, come la bolla delle dotcom negli anni ’90.

Ma pochi mesi prima di quella, c’era stata invece una bolla anticiclica, in cui bitcoin fu un bene rifugio per i Cinesi in fuga dalla svalutazione dello yuan.

Quindi, addirittura nello stesso anno e a distanza di pochi mesi, questa coin ha saputo produrre due bolle completamente differenti…

Quale delle due sarà la bolla piu’ probabile in futuro?

Se il 2019 si confermerà un anno recessivo, difficilmente qualsiasi mercato, compreso quello delle cripto, potrà produrre momenti di euforia speculativa.

Una bolla anticiclica difensiva potrebbe al contrario svilupparsi in caso di particolari momenti di difficoltà prodotti nel corso della recessione.

Ma solo a patto che bitcoin e le altre cripto non siano già state imbrigliate in una gabbia di strumenti finanziari che le separino dalla base piu’ selvaggia e incontrollabile del mercato.

Abbiamo visto ad esempio come la bolla di bitcoin che i Venezuelani stanno creando proprio ora sull’exchange Localbitcoins non influisce minimamente sulle quotazioni ufficiali, proprio perché quella piattaforma è esclusa dal club delle piattaforme di Coinmarketcap (oltre al fatto che, ovviamente, i volumi non sono abbastanza alti rispetto al totale degli scambi globali).

Dobbiamo sperare che nel 2019 le quotazioni siano ancora ufficializzate tenendo conto dei grandi exchanges dove tradano Cinesi, Sud Coreani o altre imprevedibili popolazioni di paesi emergenti. E che questi exchanges non siano diventati nel frattempo un contenitore asettico addomesticato dalle banche.

Nel prossimo articolo vedremo in dettaglio i punti di rottura che potrebbero creare delle crisi recessive nell’economia globale e quale potrebbe essere la reazione nel mercato cripto a questi eccessi.

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Il team di BlockchainTop News

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