Bitcoin come funziona: criptovalute sulla scacchiera di Putin

Le criptovalute sulla scacchiera di Putin

Nel precedente articolo avevamo individuato una tendenza davvero fondamentale nell’avanzata delle criptovalute e della blockchain nel mondo.

Tendenza che si può sintetizzare così:

La blockchain è una tecnologia ancora rara, perciò chi è capace di procurarsela, la userà per vincere la competizione contro chi non ce l’ha.

E’ come se il dio della blockchain avesse deciso una strategia del “divide et impera” per vincere la resistenza di governi, grandi istituzioni e multinazionali.

Un mondo frammentato e in perenne conflitto è più facile da conquistare.

In quell’articolo avevamo parlato soprattutto di come questa strategia sta funzionando, e alla grande, contro le istituzioni finanziarie.

Avevamo però anche dato dei fuggevoli esempi che riguardavano l’ambito governativo e super governativo, accennando a Putin e al Fondo Monetario Internazionale (FMI).

In questo articolo vorrei approfondire uno dei due esempi, quello relativo a Putin, mentre nel prossimo affronterò la raffinata e poco conosciuta trama che Christine Lagarde, presidente del FMI, sta tessendo da decenni per armonizzare le valute mondiali in una sola supervaluta globale.

Insomma, si tratta di una specie di trilogia, se vuoi, che ci aiuterà a capire come va il mondo.

Per capire come Putin userà la blockchain per sostenere il rublo nella guerra valutaria globale, basta confrontare le sue mosse con quelle dei regolatori finanziari americani.

Come tutti sanno, l’America vive sulla supremazia del dollaro sulle altre valute, perciò bitcoin e le altre cripto non sono altro che l’ennesima valuta concorrente da affossare.

Ecco perciò che nel suo territorio nazionale le cripto sono state decretate “asset”, non “moneta di scambio”.

Gli Americani possono benissimo accumulare bitcoin nei loro fondi pensionistici, sapendo però che quella roba non è valuta, ma è come se detenessero immobili, opere d’arte, auto d’epoca…asset insomma.

Cosa comporta questo?

Comporta che ogni volta che io cambio i miei bitcoin in dollari è come se vendessi il mio Picasso (magari ne avessi uno!).

Insomma, i ricavati della vendita di bitcoin, di un immobile o di un Picasso verranno tutti tassati allo stesso modo, perché si tratta sempre di vendita di asset.

Con questo semplice stratagemma, l’America ha reso del tutto impossibile l’uso di bitcoin e altre cripto come valuta.

A nessun commerciante americano converrà farsi pagare in bitcoin, perché poi non potrà cambiare i suoi bitcoin in dollari come farebbe con euro, sterline o yen.

Infatti i cambi fra valute tradizionali sono liberi e non tassati, mentre per cambiare bitcoin in dollari dovrai pagarci le tasse, come se si trattasse di un bene durevole.

Quando dicevo che la blockchain adotta la strategia del divide et impera, non scherzavo.

Già adesso puoi vedere come il mondo si stia dividendo fra paesi, come il Giappone, che adottano bitcoin come valuta e paesi, come l’America, che invece adottano bitcoin come asset.

Fra i paesi del primo tipo, da poche settimane c’è anche la Russia.

Putin adotta infatti la strategia opposta a quella americana.

Per lui bitcoin e le cripto sono valute, esattamente come il rublo.

Anzi, per rendere ancora più facile lo scambio fra rublo e cripto, Putin intende digitalizzare il rublo, in modo da inserirlo nelle piattaforme specializzate nello scambio fra valuta tradizionale e criptovaluta.

Perché questa differenza così netta con l’America?

Perché l’obiettivo della Russia è del tutto diverso da quello degli USA.

La Russia, a differenza dell’America, ha come scopo ultimo quello di attirare capitali e allo stesso tempo favorire l’adozione del rublo a livello globale.

Quindi l’equiparazione delle cripto alle altre valute tradizionali fa parte di una strategia più ampia che coinvolge anche la digitalizzazione dei titoli di borsa.

Ricordi nell’articolo precedente quali erano i due principali campi di battaglia finanziari nella guerra globale a colpi di cripto?

Erano questi:

  • le transazioni in criptovalute
  • le transazioni in titoli di borsa

Putin vuole condurre la sua campagna su entrambi i fronti.

Perciò, la prima mossa è quella di dichiarare le cripto delle valute, digitalizzando il rublo e creando una legislazione favorevole agli scambi valutari.

La seconda mossa invece è usare una piattaforma ufficiale (probabilmente sarà l’exchange russo Waves) in cui verranno digitalizzati i titoli di borsa, che potranno essere comprati in rubli a partire da qualsiasi valuta.

Capisci a livello pratico cosa comporta?

Mettiamo che io sono Americano, ho dei dollari, oppure dei bitcoin, ma non voglio comprare titoli di borsa in America, perché non voglio pagarci le tasse.

A questo punto, non faccio altro che usare i miei bitcoin (o cambiare i miei dollari in bitcoin).

Deposito i bitcoin nel mio account russo Waves, li cambio in rubli e ci compro tutti i titoli di borsa che voglio.

Nel momento in cui ho intenzione di disinvestire, non faccio altro che rivendere i titoli in rubli, cambiare questi in bitcoin e infine riportare i miei bitcoin in America.

Se ci pensi, è una mossa simile a quella dei Cinesi e il loro futures sul petrolio convertibile in yuan e oro.

Tutto ciò che serve per attirare capitali nella propria valuta nazionale è dare agli stranieri la possibilità di investire in asset denominati in tale valuta, ma con la possibilità di convertire questa valuta in qualcosa che permetta di riportare un valore equivalente in patria senza usare la valuta stessa.

Nel caso dei petroyuan cinesi, uno straniero può convertire yuan in oro. Non sarà perciò costretto a importare yuan in patria. La via di fuga sarà l’oro, appunto.

Nel caso del rublo digitale, lo straniero in questione userà bitcoin o qualche altra valuta digitale (forse ethereum) per importare il controvalore in rubli dei propri investimenti fatti su Waves. La via di fuga saranno le cripto, appunto.

Considerando che in realtà è possibile trasferire nella blockchain non solo i titoli di borsa, ma qualsiasi altro asset esistente sul pianeta (immobili, opere d’arte, materie prime, ecc.), si comprende come per la Russia questo potrebbe essere il primo passo per rendere del tutto inutili le sanzioni internazionali che limitano lo spazio di manovra commerciale del paese (almeno nei riguardi dei paesi occidentali).

Se dunque America e Russia continueranno a divergere sempre più nel modo di adottare la blockchain, non faranno altro che rendere ancora più lontane le rispettive posizioni nella guerra valutaria e commerciale in corso.

Perciò, ancora una volta, lo ripeto:

se pensavi che la blockchain prospettasse un futuro radioso di pace e amore per l’umanità, sbagli di grosso…

Anche il dio della blockchain, nel suo piccolo, vuole imitare il Dio biblico, dicendo:

“sono venuto a portare il fuoco sulla terra. E come vorrei che fosse già acceso!”.

Nel prossimo articolo ti racconterò come in questo crescente casino il FMI vorrebbe mettere ordine con una valuta globale digitale.

Ci riuscirà oppure no? E sarà un processo indolore oppure nascerà dalle ceneri di un “the day after” finanziario globale?

Resta in contatto con noi per la prossima puntata…

Anzi, per non perdere il prossimo articolo, fattelo spedire gratis via email CLICCANDO QUI!

Mariangela Badano per BlockchainTop News

AVVISO: Il presente articolo rispecchia le opinioni dell’autore, non necessariamente quelle di BlockchainTop.

 

  • Matteo ha detto:

    Davvero un’ottima riflessione. Ma ancora non mi è chiaro:
    – se il problema americano è che il cambio btc/USD è tassato, questo non risolve il problema principale di riportare nel circuito della moneta tradizionale (fiat) il valore della cryptovaluta senza pagare tasse. Mi immagino che viene tassato il valore complessivo, quindi anche quello dato dall’aumento del volume di crypto di ritorno dall’estero. Se invece si intende che è un buon modo per aumentare l’asset, che come tale non è tassato, allora ho capito.
    – investire in tutto, ok, ma gli americani non possono investire in ICO e quasi tutte le ICO chiedono di dichiarare che non si è cittadini americani per partecipare. Ora, capisco che il mercato azionario tradizionale non avrebbe le stesse limitazioni a causa delle norme americane, ma probabilmente ce le avrà dalle norme russe! Va bene attrarre capitale, ma poi la cosa può sfuggire.
    Dubbi in libertà 🙂

  • >
    Accedi gratis al report «Guadagnare con le Criptovalute»

    Per triplicare il tuo investimento in pochi mesi con questa nuova tecnologia

    NO SPAM! I tuoi dati sono al sicuro!

    Questo campo è obbligatorio
    Immettere un indirizzo e-mail valido
    Spuntare questa casella per proseguire
    Selezionare un valore dall'elenco
    Iscriviti gratis alla Letter «Block Chain News»

    Per triplicare il tuo investimento in pochi mesi con questa nuova tecnologia

    NO SPAM! I tuoi dati sono al sicuro!

    Questo campo è obbligatorio
    Immettere un indirizzo e-mail valido
    Spuntare questa casella per proseguire
    Selezionare un valore dall'elenco