Una svolta imprevista per le ICO

Una svolta imprevista per le ICO

Nei primi anni in cui la blockchain ha iniziato a diventare molto piu’ conosciuta che in passato ( cioè tra il 2015 e il 2016) andava di moda anche un certo snobismo da parte dei “tecnici” che sviluppavano progetti di blockchain.

In quegli anni infatti andava forte la narrativa “blockchain senza bitcoin”, con cui i programmatori tentavano di smarcarsi dalla a volte sgradevole attenzione che i media dedicavano alle prime clamorose quotazioni di bictoin, accompagnate dagli inevitabili sospetti di “bolla”, “schema Ponzi” e altre amenità che per fortuna ora sono un lontano ricordo.

A un certo punto pero’ a fine 2016 e per tutto il 2017 questa narrativa fu spazzata via dalla prepotente affermazione delle ICO come strumento disintermediato per ottenere velocemente fondi per progetti che altrimenti non avrebbero mai visto la luce.

I programmatori possono anche tirare la cinghia disprezzando (almeno ufficialmente) i facili guadagni che otterrebbero comprandosi un po’ di bitcoin, ma non rinuncerebbero mai a portare avanti i loro progetti solo perché mancano i soldi.

Percio’, grazie alle ICO, il 2017 ha visto la nascita di prodotti e servizi che hanno portato a maturità sia la tecnologia che l’economia della blockchain, guidando il settore verso un tale livello di complessità da rendere ormai impossibile affossarlo, sia per i governi che per le multinazionali come Facebook.

E questo nonostante il fatto che circa il 60% dei progetti finanziati con le ICO nel 2017 sono già falliti.

Il numero di questi fallimenti non stupisce in un settore cosi’ pionieristico, dove in realtà i progetti davvero innovativi non possono certo essere la maggioranza.

In tutte le rivoluzioni tecnologiche, come ad esempio quella dell’informatica negli anni ’90 del XX secolo, sono sempre pochi, selezionati progetti a provocare quei salti di qualità che fanno evolvere il sistema.

A questo punto pero’, forse a causa di una informazione imperfetta, molti stanno avendo una percezione distorta di come sta continuando questa evoluzione.

L’atteggiamento ostile nei confronti delle ICO da parte di molti governi e entità che regolano l’economia (soprattutto nella metà orientale del nostro pianeta, dove le ICO sono ormai bandite) potrebbe far pensare che il settore della blockchain, non avendo piu’ fonti di finanziamento, sia in stagnazione o addirittura in crisi profonda.

In realtà a fine febbraio 2018 i fondi per le start up nella blockchain raggiungevano la cifra di 1 miliardo di dollari per il terzo mese consecutivo. E questo in una situazione di profonda sfiducia (a torto o ragione) nei confronti di una forte correzione del mercato che aveva portato i token a valere meno dei loro prezzi all’ ICO.

Dei fondi racimolati complessivamente nei primi due mesi di quest’anno, circa 788 milioni sono andati a progetti americani, 265 milioni a progetti cinesi e 249 a progetti dell’area Euro-Svizzera.

Queste cifre mostrano un afflusso invariato di fondi rispetto al 2017, testimoniando che i progetti hanno trovato fonti alternative di capitali oppure hanno semplicemente basato la residenza dei loro team nei paesi in cui le ICO sono state legalizzate da leggi apposite.

Ma a parte la capacità del sistema di instaurare in poco tempo un sistema misto e bilanciato di finanziamenti alternativi fra loro, in questa prima metà del 2018 è proprio lo strumento del “token” o delle ICO a riconquistare il favore delle aziende che contano.

Facciamo alcuni esempi:

  1. Un rappresentante del gigante dell’energia BP ha dichiarato di voler aprire partnership con società che sono nate grazie a fondi repereiti con le ICO.
  2. La Allianz, l’importante Società assicurativa mondiale, progetta di spostare fondi tra le sue sussidiarie in giro per il mondo attraverso un token proprietario (e diversi rappresentanti della Società si sono spesso dichiarati scettici verso l’affidabilità del sistema bancario tradizionale).
  3. Hyperledger, uno dei maggiori consorzi di imprese che lavorano nella blockhain ha iniziato a sviluppare il suo codice per progettare ICO (il primo prodotto a essere finanziato in questo modo sarà probabilmente quello della Sovrin Foundation entro questa estate).
  4. Infine Hedera Hashgraph, nata a marzo, è il primo progetto di network pubblico (non open source) dotato di una sua criptovaluta.

La sensazione generale è che l’idea “non m’importa delle cripto, mi interessa solo la tecnologia” sia stata ampiamente superata (e nell’arco di una manciata di mesi).

Sembra paradossale, ma proprio in concomitanza con la forte offensiva dei governi e delle istituzioni tradizionali contro l’economia della blockchain, il sistema sembra aver sviluppato in poco tempo una maturità e una flessibilità sorprendenti.

A distanza di soli due anni dal vecchio adagio “la tecnologia è il bene, i soldi sono il demonio”, grandi e piccole società stanno spontaneamente e quasi all’unisono sviluppando una filosofia completamente diversa.

Oggi sembra che sviluppare una tecnologia che non implichi anche una sorta di economia “proprietaria” sotto forma di token o cripto sia qualcosa di superato.

L’idea di una tecnologia che sviluppi una concomitante “giurisdizione” economica nella cerchia dei suoi utilizzatori sta diventando una moda.

Forse non tutte le Società che la propongono sono consapevoli fino in fondo del suo significato e magari alcune la considerano solo una trovata pubblicitaria.

Ma è senza dubbio uno sviluppo che pochi avrebbero potuto prevedere, per giunta a ridosso del tentativo mal riuscito dei governi di umiliare economicamente il sistema blockchain.

Segno di come sia imprevedibile un settore quando è ancora nelle sue fasi pionieristiche.

Il “brave new world” della blockchain (come lo defini’ l’anno scorso la Lagarde) ha spesso risorse che non riusciamo nemmeno a immaginare.

Perché stupirsi allora degli immensi capitali che come un fiume stanno per invadere questo mondo?

Il team di BlockchainTop News

 

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