Anche la Germania legalizza le ICO

Anche la Germania legalizza le ICO

In una nota emessa martedì 20 febbraio, l’Autorità federale di vigilanza finanziaria tedesca (BaFin) ha chiarito gli obblighi relativi ai token delle ICO, a seguito di numerosi interpelli ricevuti sullo status legale di questo strumento finanziario.

Da oggi quindi la Germania si accoda alla Svizzera, dove la FINMA la settimana scorsa ha aggiornato le sue linee guida regolamentari per le ICO, a Gibilterra, che di recente ha pubblicato una analoga regolamentazione, alla Spagna, dove la legalizzazione sembra in dirittura di arrivo, e al Parlamento Europeo, che in un nostro precedente articolo avevamo segnalato come prossimo a fare passi avanti concreti sulla stessa linea.

Martedì 20 febbraio, anche lo stato americano del Wyoming ha approvato una proposta di legge che esenta fiscalmente tutte le ICO che soddisferanno determinati requisiti stabiliti dalla normativa, che sarà pubblicata entro luglio 2018.

In controtendenza con la linea federale essenzialmente anti ICO, è probabile che anche altri Stati americani le legalizzeranno, data la consueta competizione fiscale ed economica che da sempre caratterizza gli Stati di questa nazione.

Ma è indubbio che si sta profilando una differenza sempre piu’ marcata tra l’area europea, dove le ICO sono viste come un’opportunità per aumentare il PIL e compensare la perdita di competitività produttiva e monetaria, e l’area americana, dove le ICO sono ritenute un pericoloso “incubatore” di società che, una volta cresciute, potrebbero insidiare i monopoli dei vari Facebook, Google e compagni.

Molti ancora pensano che il ritardo americano sulla legalizzazione delle ICO sia tutta colpa degli organi di controllo finanziari americani; il che in parte è vero.

Ma il peso di queste enormi aziende monopolistiche, ormai praticamente aziende di Stato, è ancora sottostimato nei media che si occupano di criptovalute e di ICO, pur essendo del tutto evidente, almeno per noi di BlockchainTop News.

Basta mettere a confronto l’atteggiamento di Facebook, che oltre a bannare la pubblicità sulle ICO opera anche (all’insaputa degli utenti) un filtro selettivo per impedire le troppe visualizzazioni sullo stesso argomento, e la russa Telegram, che al contrario ha appena concluso un’ ICO ed è da sempre il luogo d’elezione in cui le nuove ICO possono scambiare informazioni con il pubblico.

Ancora una volta si conferma la nostra tesi di fondo, che cioè le critpo e le ICO sono un fenomeno divisivo capace di creare profonde barriere tra stati e istituzioni.

E quando gli investimenti e i capitali di questo settore diventeranno paragonabili a quelli, mettiamo, del petrolio o della borsa, queste barriere si tradurranno in forti disuguaglianze economiche, minacciando le “sorti magnifiche e progressive” della globalizzazione.

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Il team di BlockchainTop News

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