Regolamentazione criptovalute. Il MEF si muove con un decreto ministeriale. | BlockChain Top

Regolamentazione criptovalute. Il MEF si muove con un decreto ministeriale.

Prime consultazioni pubbliche per un provvedimento sull’uso delle valute virtuali che verrà varato nella seconda metà dell’anno.

Il Dipartimento del Tesoro ha deciso che il fenomeno delle criptovalute non può essere ignorato, né tantomeno fermato. Pertanto, vista la specialità del settore, ha pensato di aprire una “consultazione pubblica” per curare al meglio la predisposizione di un decreto ministeriale con cui, ai sensi dell’articolo 17-bis, comma 8-ter del decreto legislativo 13 agosto 2010, n.141, come introdotto dall’articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90, verranno definite le modalità e la tempistica con cui i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale sono tenuti a comunicare al Ministero dell’economia e delle finanze la propria operatività sul territorio della Repubblica italiana.

Per tale scopo il Mef , al fine di acquisire valutazioni, osservazioni e suggerimenti da parte dei soggetti interessati, ha deciso di sottoporre a consultazione pubblica la bozza di decreto ministeriale.

Lo scopo del decreto in argomento è quello di poter censire tutti gli operatori professionali che trattano le valute virtuali “ivi compresi gli operatori commerciali che accettano valuta virtuale quale corrispettivo di qualsivoglia prestazione avente ad oggetto beni, servizi od altre utilità”.

L’argomento è molto importante, in quanto, a parte l’aspetto fiscale che è sempre un argomento di primaria importanza, con questo decreto si aprirebbe la strada per permettere di concludere serenamente operazioni commerciali “tradizionali” come la vendita di beni o la prestazione di servizi, mediante l’accettazione di Valuta virtuale come corrispettivo liberatorio.

In questo ultimo periodo si è assistito ai primi negozi giuridici conclusi con pagamenti in valute virtuali; tuttavia, al di la dei proclami giornalistici, la conclusione dell’operazione, cioè il pagamento del corrispettivo in moneta virtuale,  è dovuta avvenire con modalità articolate e non sempre di facile attuazione. Si è assistito in pratica a compravendite immobiliari, dove il Notaio rogante ha indicato che il pagamento sarebbe avvenuto in un momento successivo, per opera di transazioni dirette tra le parti, riconducibili ad una forma di “baratto”. In tal modo Egli ha permesso alle parti di “transare” il corrispettivo per la vendita immobiliare per tramite di scambio diretto di  Criptovalute (Bitcoin nel caso concreto) dal wallet dell’acquirente al wallet del venditore.

In atri casi di simili le modalità con cui si sono concluse le menzionate compravendite, hanno previsto comunque e sempre trasferimenti/baratti preventivi di valute virtuali tra le parti, al fine di poter dichiarare in atto circa l’avvenuto pagamento del prezzo, senza cioè che il Notaio dovesse intervenire nel asseverare il passaggio della valuta virtuale.

In buona sostanza, l’articolo 49 del D.lgs. n. 231/2007, vieta il trasferimento di denaro contante e di titoli al portatore in Euro od in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, siano esse persone fisiche o giuridiche, quando il valore oggetto di trasferimento è complessivamente superiore ad Euro 3.000.

Nel caso delle valute virtuali, tuttavia, essendo queste ancora non di chiara collocazione nello scenario economico, sfuggirebbero parzialmente alle limitazioni di cui all’art. 49, nel momento in cui si tratterebbe di operare un vero e proprio “baratto” o meglio detto “scambio” in luogo di un vero e proprio pagamento contro corrispettivo. Infatti anche la stessa bozza del decreto in approvazione, definisce all’art. 1 lettera e) la valuta virtuale come “la rappresentazione digitale di valore, non emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica e non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale; essa è utilizzata come mezzo di scambio (n.d.r. baratto) per l’acquisto di beni e servizi e trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente”.

Pertanto, nel momento in cui si operasse una compravendita immobiliare, il cedente opererebbe un “baratto” o meglio uno “scambio” del proprio bene immobile con un equivalente bene (il Bitcoin) rappresentativo di un determinato valore. In pratica è come se il venditore scambiasse il proprio immobile con un altro bene di pari valore, la cui fungibilità tuttavia è più elevata di un bene immobile.

>
Accedi gratis al report «Guadagnare con le Criptovalute»

Per triplicare il tuo investimento in pochi mesi con questa nuova tecnologia

NO SPAM! I tuoi dati sono al sicuro!

Questo campo è obbligatorio
Immettere un indirizzo e-mail valido
Spuntare questa casella per proseguire
Selezionare un valore dall'elenco
Iscriviti gratis alla Letter «Block Chain News»

Per triplicare il tuo investimento in pochi mesi con questa nuova tecnologia

NO SPAM! I tuoi dati sono al sicuro!

Questo campo è obbligatorio
Immettere un indirizzo e-mail valido
Spuntare questa casella per proseguire
Selezionare un valore dall'elenco