Devi dichiarare o no i soldi che metti negli exchanges per comprare cripto? | BlockChain Top

Devi dichiarare o no i soldi che metti negli exchanges per comprare cripto?

Quali sono gli obblighi per chi trasferisce valuta su un exchange per fare trading in criptovalute?

Per chi fa trading, gli obblighi sono semplici: se usi una piattaforma italiana, non devi fare nulla, mentre se usi una piattaforma estera è come se trasferissi valuta in un paese straniero, quindi devi dichiarare la somma trasferita nel quadro RW della tua denuncia fiscale.

Ma quando si tratta di criptovalute…tutto si complica, come spiegato qui di seguito.

Consideriamo i due casi:

  1. Trasferimento di valuta su un exchange estero con conto corrente bancario di appoggio situato all’estero;
  2. Trasferimento di valuta su un exchange italiano con conto corrente di appoggio italiano.
  3. Nel primo caso, la banca italiana da cui esegui il bonifico verso la banca estera dell’exchange estero applicherà, come di consueto, le norme sul monitoraggio fiscale dei trasferimenti da e verso l’Estero, in quanto l’exchange non integra i requisiti necessari per sostituirsi al sistema bancario ai fini del monitoraggio. Inoltre, dovrai indicare nel tuo quadro RW l’ammontare del bonifico eseguito, il tipo di valuta prescelto (qualunque valuta, compreso Euro) e la giacenza totale che detieni all’estero (cioè nell’exchange estero).

Qui pero’ nascono i primi dubbi. Nel quadro RW indicherai il Paese estero dove ha sede la banca presso cui l’exchange ha aperto il proprio conto corrente di appoggio. Ma a un certo punto, man mano che la somma depositata viene impiegata per operazioni di trading nelle varie criptovalute, quelle disponibilità che avevi indicate nel quadro RW non sono più in quel conto ed in quella nazione, ma sono state “virtualizzate” in criptovaluta e “sparpagliati” per il Globo. Percio’ quale criterio dovrai usare per individuare il Paese? Quale sarà la valuta da indicare? E quale sarà l’importo della giacenza media estera, sulla quale calcolare l’IVAFE?

  1. Nel secondo caso invece, si ritiene che la banca dell’investitore non sia tenuta ad eseguire alcuna specifica comunicazione in tema di monitoraggio e che tu non debba inserire la somma versata nel quadro RW.

La conseguenza di cio’ è che tutto il Sistema virtuale delle criptovalute resterebbe assolutamente nascosto all’Erario fino a quando non vi fosse la riconversione da criptovaluta ad Euro.

Inoltre, il conto di appoggio dell’exchange nel quale confluiscono tutti gli importi pagati dagli investitori, sconta una sola imposta di bollo annuale. Ne consegue che attualmente l’Erario perderebbe gli introiti relativi alle imposte di bollo che i singoli investitori non versano.

È scontato percio’ che questa situazione di “buio” per l’Erario non potrà durare.

L’esito più plausibile sarà quindi che l’Agenzia delle Entrate riconosca il Sistema delle criptovalute fornendo chiarimenti sulla corretta compilazione del quadro RW nonché sul pagamento delle connesse imposte.

Quindi, anche se ora il caso B non comporta alcun adempimento, di certo dovrai tenerti informato su eventuali cambiamenti di questo stato di cose a seguito di nuove norme che verranno rilasciate dal governo.

E se finora non hai fatto alcuna dichiarazione nel quadro RW per l’estero?

Se hai usato un exchange estero con conto bancario di appoggio situato all’estero, assodato che il trasferimento del denaro è stato segnalato dalla banca italiana di partenza e posto il dovere del contribuente di compilare il quadro RW, il non aver adempiuto finora a quest’obbligo è una violazione del monitoraggio fiscale, che prevede le seguenti sanzioni:

  • Per le violazioni relative all’omessa o infedele presentazione del quadro RW è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria nella misura compresa tra il 3 e il 15% dell’ammontare di ogni singolo importo non dichiarato.
  • Le sanzioni sono raddoppiate, nella misura dal 6 al 30% degli importi non monitorati, qualora le violazioni dovessero riguardare investimenti detenuti in Paesi a regime fiscale agevolato.

Sul tema si suggerisce di predisporre un’adeguata dichiarazione integrativa al solo fine di regolarizzare la propria posizione dal punto di vista del monitoraggio fiscale.

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