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I capitali istituzionali accumulano bitcoin di nascosto. Ecco come…

Da agosto a oggi il mercato di bitcoin è stato modificato cosi’ profondamente dagli exchanges e dalla finanza tradizionale che i media specializzati ancora fanno fatica a capire cio’ che hanno di fronte.

Come sappiamo, nel range temporale considerato (cioè da agosto a oggi) le misure che facilitano l’ingresso dei capitali istituzionali sono aumentate, invece che diminuite:

  1. Goldman Sachs e Citigroup si preparano a gestire transazioni in Bitcoin futures con un servizio di custodia per clienti istituzionali.
  2. Morgan Stanley ha creato una infrastruttura per fornire operazoni di Bitcoin swap trading.
  3. Il ben noto consorzio tra NYSE, Microsoft e Starbucks renderà possibile quotare bitcoin nella borsa tradizionale come qualsiasi titolo azionario.
  4. Anche il Nasdaq sta in trattative con le autorità per avere la licenza di quotare futures in bitcoin.
  5. Il quadro normativo che regolerà le transazioni in bitcoin è ormai una realtà o un processo irreversibile in Corea del Sud, Giappone e USA.
  6. Il broker piu’ importante negli USA, TD Ameritrade, sta lanciando la sua prima piattaforma per trades in cripto.
  7. Coinbase e BitGo hanno già ricevuto la licenza come istituti di custodia per le cripto.

Questi eventi sono sotto i riflettori dei media e testimoniano la volontà dei capitali di hedge fund, fondi comuni, etf, banche, ecc. di entrare nel mercato delle cripto attraverso i canali ufficiali.

Quello che i media non sanno è che pero’ i capitali istituzionali, mentre ancora ritardano questo ingresso nei canali ufficiali (e anzi utilizzano questo ritardo per diffondere messaggi negativi nei media e mantenere basse le quotazioni) stanno già facendo man bassa di bitcoin attraverso i canali nascosti del mercato OTC.

La settimana scorsa avevamo già accennato in questo articolo la tendenza di tutti gli exchanges a creare canali OTC per questi nuovi clienti istituzionali.

Avevamo raccontato anche come la vera causa del crash di bitcoin di mercoledi scorso fosse appunto un effetto collaterale di questa tendenza.

Oggi vorrei focalizzarmi su questo aspetto, che sta modificando profondamente il mercato, senza che molti riescano ancora ad accorgersene.

Una recente ricerca della TABB Group, una delle maggiori società di consulenza e ricerca finanziaria al mondo, ha rivelato che già a maggio l’entità dei capitali istituzionali entrati nel mercato cripto attraverso i canali nascosti di questi exchanges aveva triplicato le somme depositate in chiaro dai traders “normali”.

Il risultato di questo enorme afflusso di soldi è che, come avevamo già accennato la settimana scorsa, oggi la maggior parte degli exchanges, sia grandi che di medie dimensioni, ha molti piu’ clienti istituzionali che utenti normali.

Secondo lo studio già citato, circa 12 miliardi di dollari transitano ogni giorno nel mercato delle cripto attraverso i canali nascosti OTC.

La cifra è talmente esorbitante da permetterci di affermare tranquillamente che ormai la clientela istituzionale è diventata prioritaria per gli exchanges.

Al tempo stesso, questa situazione sta creando uno dei paradossi piu’ incredibili della storia di bitcoin.

Stiamo assistendo infatti a un forte e rapido aumento della domanda di questa valuta, senza che il fenomeno si rifletta sulle quotazioni, dal momento che le transazioni sono del tutto opache.

In altre parole: tutti aspettano la chimera dell’entrata di capitali istituzionali nelle cripto, ignorando che questa entrata è già in corso; anzi, ha già superato quella dei capitali retailers (cioè dei normali traders).

Se tutto questo ti stupisce, sappi che la finanza tradizionale è molto brava ad accumulare titoli o asset senza che le quotazioni ne vengano influenzate.

Come avevamo già detto la settimana scorsa: se aspetti che siano hedge fund, etf o banche a innescare una bolla, resterai profondamente deluso, perché le istituzioni non amano i fenomeni incontrollati come le bolle, e sono perfettamente in grado di evitarle, perfino quando entrano in massa in un mercato.

Ora, la domanda che sorge di fronte all’entrata della finanza in bitcoin attraverso la porta di servizio è:

a che scopo?

Se avessimo la risposta pronta, tutto il mercato delle cripto sarebbe in mano nostra e investiremmo a occhi chiusi.

Purtroppo pero’, possiamo solo fare delle ipotesi:

1. ACCUMULO

L’ipotesi piu’ ottimistica è anche quella che viene in mente per prima.

I grandi fondi mantengono i prezzi bassi allo scopo di accumulare bitcoin alle condizioni migliori e godersi poi i guadagni quando i prezzi saliranno.

L’ipotesi è coerente con gli sforzi che questi stessi fondi stanno applicando per creare modalità di investimento “in chiaro” nelle cripto per i loro clienti (ossia, gli strumenti “ufficiali” che avevo elencato all’inizio dell’articolo).

Perché creare tante lobbies politiche, interrogazioni governative, accordi societari, realizzazioni tecniche allo scopo di creare questi canali ufficiali, se non per fondare un solido mercato cripto che sia redditizio per i loro clienti?

Questa fase “nascosta” di accumulo sarebbe quindi solo uno step preliminare che permetterebbe di:

a. prendere il controllo del mercato (immettendo una mole di capitali superiore a quella degli utenti retails senza stravolgere le quotazioni)

b. permettere ad alcuni clienti privilegiati una entrata nelle cripto a prezzi stracciati che produrranno rendimenti superiori a quelli dei clienti che entreranno successivamente “in chiaro”.

2. SPECULAZIONE

E’ l’ipotesi che avevamo già fatto la settimana scorsa in occasione del crash di bitcoin ed è quella che personalmente temo di piu’.

L’ipotesi tiene conto del fatto che i preparativi per l’apertura di canali ufficiali istituzionali di investimento è portata avanti dalla finanza occidentale (parliamo infatti di NYSE, Nasdaq, Goldman-Sachs e compagni…) mentre l’accumulo attraverso i canali nascosti OTC viene ad oggi perseguito soprattutto da fondi cinesi e asiatici in generale.

E non è detto che la finanza asiatica e quella occidentale condividano l’obiettivo di rendere un giorno il mercato delle cripto una borsa solida e regolata dalla legge.

Puo’ anche darsi che gli asiatici preferiscano continuare a trattare bitcoin come un asset da utilizzare in modo non trasparente.

In fondo, i Cinesi pur avendo creato la seconda economia al mondo hanno ancora una borsa di infimo ordine e hanno un’idea molto diversa dalla nostra sulla speculazione finanziaria.

Il mercato OTC è ormai gestito da bot (cioè robot) che effettuano in automatico operazioni long e short che permettono di guadagnare con piccole oscillazioni di mercato.

In teoria, ai Cinesi potrebbe andar bene mantenere basse le quotazioni attraverso manipolazioni come quella avvenuta la settimana scorsa (stiamo sempre parlando del crash di mercoledi e del nostro articolo sull’argomento).

Mantenere un mercato scadente in eterno e guadagnarci ugualmente con i bot puo’ sembrare una prospettiva di basso profilo, rispetto all’ipotesi 1, ma bisogna considerare che nella mentalità cinese potrebbe invece avere un senso e una finalità che a noi sfugge.

A quel punto, tutto dipende dalla quantità di capitali che controlleranno il mercato.

Se la finanza occidentale investirà meno degli asiatici, e se gli asiatici avranno davvero intenzione di manipolare a ribasso bitcoin per sempre, abbiamo chiuso…

3. DISTRUZIONE

Per quanto possa sembrare apocalittica, trovo l’ipotesi n. 3 meno spaventosa della n. 2…poi ti spiego perché…

L’idea alla base dell’ipotesi n. 3 è che l’accumulo nei canali OTC viene perseguito da una pluralità di soggetti con finalità diverse tra loro.

Se da una parte gli hedge fund, i fondi comuni, gli etf ecc. hanno interesse a rendere bitcoin redditizio (e percio’ sono soggetti compatibili con le due ipotesi precedenti), d’altro canto, anche le banche potrebbero essere coinvolte in questa fase di accumulo…con finalità del tutto opposte.

Il modo migliore per capire come le banche vedono il mercato delle cripto è leggersi l’ultimo discorso sull’argomento fatto da Christine Lagarde, Direttore del Fondo Monetario.

Per farla breve, le banche sponsorizzano le cripto centralizzate come Ripple e Lumens e ultimamente sono entrate direttamente nella produzione di alcune nuove stablecoin.

Ripple, Lumens e simili servono a creare servizi bancari e finanziari basati sulla blockchain che permettano alle banche di vincere la competizione con eventuali sistemi alternativi che potrebbero nascere al di fuori dei canali istituzionali.

Le stablecoin invece permettono alle banche di creare sistemi monetari alternativi a quelli attuali, in diretta competizione con eventuali sistemi monetari con finalità antisistema proposti dalle blockchain indipendenti.

Come si vede quindi, qui la finalità non è di guadagnarci con bitcoin, ma di eliminare per sempre bitcoin e tutte le altre valute simili, mettendo al loro posto le valute digitali e le blockchain “delle banche”.

E come potrebbe essere distrutto bitcoin?

Facile. Si puo’ fare in sole quattro mosse:

  1. senza farti scoprire, immetti nei canali OTC abbastanza capitali per procurarti ingenti quantità di bitcoin
  2. ogni tanto sposti pochi bitcoin nel mercato ufficiale per provocare manipolazioni a ribasso
  3. ripeti questa mossa a lungo termine, abbassando sempre piu’ le quotazioni di bitcoin e ostacolando qualsiasi trend a rialzo
  4. porta bitcoin a una quotazione non piu’ conveniente per essere minato, perfino per le grandi mining farm, e fallo coi tempi giusti, prima che i produttori riescano a creare miners che stiano al passo con le quotazioni sempre piu’ basse.

Risultato: bitcoin non puo’ essere piu’ minato e percio’ sparisce per sempre.

Una volta sparito bitcoin e le altre cripto indipendenti, il sistema bancario potrà affrontare qualsiasi evoluzione economica, grazie ai sistemi monetari alternativi supportati dalle blockchain di sua creazione.

E se il sistema monetario tradizionale dovesse collassare, stablecoin e valute digitali nazionali, orchestrate dal Fondo Monetario, permetteranno al sistema bancario di sopravvivere sotto altra forma, conservando il monopolio del denaro globale.

CONCLUSIONI

Come ho detto, l’ipotesi 3 è quella che mi preoccupa di meno.

La storia ha ampiamente dimostrato che l’evoluzione tecnologica non puo’ essere monopolizzata da uno Stato o una istituzione per creare un dominio esclusivo.

Al contrario, le nuove scoperte provocano divisioni e competizione fra governi, istituzioni e società che se ne contendono il controllo.

Anche se la distruzione di bitcoin è tecnicamente molto semplice da attuare (con le dimensioni irrisorie di questo mercato, le quattro mosse indicate sopra sarebbero alla portata di qualsiasi entità dotata di una disponibilità economica di medie dimensioni), il fatto che non sia ancora accaduta, è qualcosa su cui riflettere.

Bitcoin è cosi’ vulnerabile, dopotutto. Ma in realtà nessuno ha voglia di farlo fuori…non ancora almeno…

I sogni di dominio assoluto del Fondo Monetario si scontrano quindi con una realtà globale fatta di infinite entità governative e istituzionali molto diverse fra loro e impossibili da irreggimentare.

La sopravvivenza di bitcoin è per ora garantita proprio da questa disparità di obiettivi e di vedute che rendono impossibile la nascita di un “Terzo Reich” guidato dalla Lagarde…

Nel mondo reale restano percio’ molto piu’ probabili le ipotesi 1 e 2.

Ed è su queste che stiamo maggiormente lavorando con il nostro monitoraggio continuo del mercato.

I mesi che ci attendono saranno cruciali per capire dove è davvero diretta questa strana e oscura fase di accumulazione nei canali OTC, come si combinerà con le mosse della finanza occidentale e quali sono le poste in gioco dei rispettivi soggetti coinvolti.

Ultimo, ma non da ultimo, non abbiamo dimenticato la promessa di formulare per te delle ipotesi realistiche su come potrà nascere la prossima bolla di bitcoin a dispetto di tutto questo processo in atto.

Non dimenticare infatti che bitcoin ha regolarmente creato bolle crescenti per ragioni del tutto imprevedibili.

Questa regolarità nel creare bolle è a nostro avviso una caratteristica di bitcoin che sopravanza le possibilità di controllo da parte di qualsiasi soggetto, governativo o istituzionale.

Per noi non è in questione “se” la bolla ci sarà, ma “quando” e “come”.

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Il team di BlockchainTop News

Il fork di Bitcoin Cash spiegato ai principianti

Giovedì mattina il software che gestisce la valuta bitcoin cash ha completato una serie di aggiornamenti che avevano spinto i programmatori a dividersi in due fazioni in disaccordo sulla direzione da prendere.

La prima fazione ha creato la variante bitcoin cash ABC, che conferisce a bitcoin cash la capacità di gestire smart contract simili a quelli della rete ethereum.

L’altra fazione invece, con la variante bitcoin cash SV, ha sviluppato una rete di bitcoin cash con blocchi delle transazioni piu’ estesi che ne permettono una maggiore velocità.

Le due reti rivali di bitcoin cash sono state quindi pubblicate entrambe, con l’intento di lasciar decidere alla comunità chi delle due debba prevalere.

Il terreno iniziale di questo confronto è ovviamente la comunità dei “minatori”, cioè coloro che gestiscono le macchine da cui vengono “estratte” queste valute.

L’idea è che fra le due reti in competizione, quella che potrà essere estratta piu’ velocemente (sulla base di un hashrate maggiore), formerà una rete piu’ estesa e verrà naturalmente preferita dal mercato.

Al momento, la rete che sembra prevalere è bitcoin cash ABC.

Subito dopo il fork, alcuni exchanges hanno bloccato la possibilità di scambiare bitcoin cash in attesa di vedere cosa sarebbe successo.

Allo stesso tempo, il capo degli sviluppatori di bitcoin cash SV, Craig Wright, che è anche uno dei possessori delle maggiori quantità di bitcoin al mondo, aveva minacciato di liquidare in un colpo solo le sue posizioni in questa valuta, pur di far prevalere la sua rete.

Entrambi questi fattori hanno portato a una serie di vendite su bitcoin e le altre valute, facendo perdere all’intero mercato circa 30 milioni.

Sulle conseguenze di tutto cio’ sul mercato, abbiamo già parlato in questo articolo.

Per quanto riguarda il fork in sé, quello che possiamo dire è che il codice delle criptovalute è open source, chiunque è in grado di visualizzarlo, modificarlo o copiarlo. Questo implica il fatto che ogni cripto puo’ subire un fork quando c’è un disaccordo insormontabile tra i programmatori.

D’altra parte, pero’, anche se la competizione tra i vari fork può causare incertezza a breve termine, il risultato è che i vincitori emergono più velocemente.

È l’evoluzione di base di questo settore in cui prevale la sopravvivenza del più adatto.

Il team di BlockchainTop News

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Perché le cripto sono crollate l’altro ieri

Mercoledi il valore di Bitcoin è diminuito di circa il 10%, come mostrato nella tabella qui sotto:

Questo tuffo ha portato Bitcoin al di sotto dei $ 5,600 per la prima volta nel 2018.

E Bitcoin non è stata l’unica cripto a ridimensionarsi. Tutte le 20 cripto principali per valore di mercato sono diminuite, in media, del 10,5%.

Ciò porta il valore totale del mercato ai minimi che si erano visti a novembre dello scorso anno.

Mentre scrivo, il mercato continua a stare al di sotto delle medie mobili che tracciano i trend di medio e breve termine.

Il motivo di questa discesa? Probabilmente il controverso hard fork di Bitcoin Cash, che ha visto una completa divergenza di vedute tra i programmatori, i quali non sono stati in grado di concordare una direzione univoca da dare al progetto.

Craig Wright – che sostiene di essere il creatore di Bitcoin, noto con lo pseudonimo Satoshi Nakamoto – aveva minacciato di dumpare tutti i suoi Bitcoin per supportare il “suo” hard fork di Bitcoin Cash.

In altre parole, una delle maggiori “balene” di Bitcoin (cioè possessore di enormi quantità di questa valuta) avrebbe potuto liquidare in un colpo solo le sue posizioni, distruggendo in pratica la sua presunta creazione.

Non è una sorpresa quindi che molti investitori siano andati nel panico.

Ma questa non è la prima volta che un hard fork si ripercuote negativamente sul mercato.

Ci siamo occupati di qualcosa di simile l’anno scorso, quando Roger Ver e Jihan Wu – altre due “balene” di Bitcoin – hanno dumpato Bitcoin per supportare Bitcoin Cash.

Anche in quella occasione, l’intero mercato delle cripto ando’ in fumo per ben tre volte.

A gennaio, Bitcoin passo’ da $ 1.173 a $ 821. A febbraio, scese nuovamente da $ 1,066 a $ 962 e infine a marzo, passo’ da $ 1,271 a $ 911.

Come probabilmente ricorderai, nonostante tutta questa volatilità nel primo trimestre, a dicembre dello stesso anno Bitcoin raggiunse il record storico di $ 20.000, recuperando il 2,095% dal suo minimo di marzo.

E come spesso accade, gli investitori che abbandonarono il mercato a seguito di quelle scaramucce iniziali, persero i guadagni stellari successivi.

Quindi, cosa dovresti fare ora, se hai delle posizioni in Bitcoin o altre cripto?

La cosa più importante è non vendere sull’onda del panico.

Per fare questo, è necessario guardare al mercato in prospettiva storica.

Bitcoin è nato nel 2009 e nella sua breve storia ha già conosciuto 5 crash rovinosi:

Tanto per ricordare i crash maggiori, abbiamo quello dell’83% nel 2013 …quello del 71% nel 2014 …quello del 78% nel 2015 … quello del 40% nel 2017 … e quello attuale del 70%.

Tutte le volte, pero’, Bitcoin ha recuperato, trascinando l’intero mercato nelle sue tipiche bolle fuori misura, che hanno fatto registrare guadagni che non si erano mai visti nella storia recente della speculazione finanziaria.

La tabella qui sotto mostra i rendimenti che un ipotetico investitore avrebbe potuto avere comprando Bitcoin i corrispondenza dei minimi annuali e vendendoli nei massimi dello stesso anno:

Ricorda, alti e bassi come questi sono presenti in tutti i mercati …

Nel suo libro 100 Baggers: Stocks Return 100-to-1. How to find Them, Chris Mayer ha mostrato (come se ce ne fosse bisogno) che i drammatici crolli dei prezzi sono caratteristiche comuni del mercato azionario.

Mayer cita nel suo libro il titolo Apple, che dalla sua IPO nel 1980 fino al 2012 (anno di pubblicazione del libro) ha avuto una rivalutazione del 225%.

Tuttavia per arrivare a quel rendimento, un investitore che avesse comprato Apple ai suoi esordi avrebbe dovuto resistere a due perdite dell’80% una del 60% e diversi crash minori del 40%.

La verità è che tutti i grandi investitori, citati nel libro di Mayer, hanno subito perdite orribili lungo la strada.

Quindi mantieni la calma …

La volatilità, anche estrema, è una normale caratteristica, non un “difetto”, dei mercati altamente speculativi come quello delle cripto.

Chi vuole investire in questi settori, deve farci l’abitudine.

Un mercato con bassa volatilità non sarebbe in grado di creare le condizioni necessarie per avere elevati rendimenti.

Quindi la volatilità è nostra amica e bisogna saperci convivere.

Come?

Investendo solo le somme che potresti permetterti di “perdere” senza danneggiare il tuo tenore di vita.

Infatti il lato positivo di questi mercati altamente speculativi è che puoi ottenere ottimi guadagni mettendo a rischio cifre minime.

E dormire sonni tranquilli la notte…

Il team di BlockchainTop News

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