Bitcoin e criptovalute: è già scoppiata la bolla?

Ieri abbiamo assistito a un ribasso generalizzato nel mercato delle criptovalute a seguito della decisione “precauzionale” dell’autorità regolatoria cinese di proibire tutte le ICO sul suo territorio e la partecipazione ad esse dei cittadini cinesi.

Le ICO (Initial Coin Offers) sono una nuova modalità di finanziamento di start up che usa la blockchain come base per le transazioni in entrata e uscita.

Chi vuole finanziare la start up invia fondi attraverso la blockchain e per lo stesso canale ne riceve in cambio una certa somma denominata in “token” (una nuova criptovaluta che rappresenta quel determinato progetto).

Il successo delle ICO rispetto alle tradizionali modalità di finanziamento dipende dal fatto che il “token” ricevuto dai finanziatori in genere si apprezza sul mercato anche di 10 o 20 volte (se non di più), permettendo un ritorno del capitale investito molto superiore rispetto a quello che si ottiene finanziando start up normali, e in tempi incomparabilmente più brevi (al massimo un semestre).

Il motivo per cui i regolatori cinesi hanno deciso di sospendere le ICO per i loro cittadini e sul territorio di competenza è tuttora ignoto.

Ovviamente, quando parliamo di autorità statali, non prendiamo mai in considerazione le motivazioni ufficiali…

Certo, le ICO sono poco trasparenti, a volte.

Come in tutte le attività non regolate, in esse coesistono progetti e società estremamente serie e accozzaglie di avventurieri che sembrano aver trovato il modo per fare soldi facili.

E finora, purtroppo, il mercato non è stato in grado di autoregolarsi, per cui i progetti seri e le truffe hanno avuto praticamente lo stesso successo.

Ma questo non è sufficiente a giustificare la decisione dei regolatori cinesi, gli stessi che tollerano da decenni sul proprio territorio uno dei mercati bancari più oscuri del pianeta.

Il governo cinese aveva già provocato un analogo terremoto nel mondo delle cripto nel 2013.

Quella volta era stata vietata la conversione dei bitcoin in yuan: qualcosa di molto più grave dell’azione di oggi.

Vietare la conversione di una critpovaluta in moneta fiat vuol dire impedire il suo uso in termini speculativi.

E dato che le quotazioni di bitcoin sono almeno al 60% determinate dall’uso speculativo della valuta, si comprende come all’epoca poteva essere un vero e proprio shock per bitcoin, che infatti rimase depresso per i successivi 3 anni.

Quattro anni dopo, agli inizi di dicembre 2017, la Banca Centrale cinese fece un altro tentativo di deprimere la quotazione di bitcoin, annunciando di aver incontrato i rappresentanti dei maggiori exchanges del paese e di averli obbligati a ottemperare ai regolamenti sull’accertamento dell’identità dei loro clienti.

Ancora una volta bitcoin crollò dalla quotazione di 1000 dollari che aveva raggiunto per la seconda volta in otto anni.

Ma già all’epoca questo articolo , mettendo a confronto i due crolli, aveva notato che a 4 anni di distanza dal primo crash le differenze in termini di volatilità nei due eventi lasciavano capire che l’ecosistema più evoluto del 2017 avrebbe reso impossibile il ripetersi della lunga depressione del prezzo di bitcoin avvenuta dopo il 2013.

Se infatti nel 2013 sarebbe stato davvero possibile per il governo cinese impedire l’uso di bitcoin, nel dicembre del 2017 questa era una prospettiva del tutto irrealistica, essendo ormai disponibili per i cinesi exchange a Hong Kong e altrove con cui potevano facilmente aggirare eventuali divieti.

La rapidità con cui l’ecosistema, non solo di bitcoin, ma di tutte le criptovalute, evolve e si diversifica è del tutto incompatibile con la lentezza e l’arretratezza del sistema tradizionale delle banche centrali e dei governi.

Già oggi, ad esempio, questo articolo mostra che Singapore si è già fatta avanti per “rubare” alla Cina tutti i potenziali partecipanti alle ICO a cui così frettolosamente sembra voler rinunciare…

Come dicevo, ormai le alternative disponibili sono talmente tante da rendere impossibile a un singolo paese di influenzare il mercato globale.

Venendo perciò all’episodio di ieri, qual’è stato il suo aspetto più rilevante?

E’ stato il fatto che l’impedimento ai Cinesi di partecipare alle ICO poteva diventare una “minaccia” alla stabilità della criptovaluta ethereum, la seconda per importanza dopo bitcoin.

Questo perché la maggior parte delle ICO usa proprio la blocckchain di ethereum…

La “tesi” degli allarmisti di ieri era perciò che una riduzione degli afflussi di capitali nelle ICO avrebbe messo ko la capitalizzazione di ethereum e quindi le sue quotazioni.

A vederla oggi, però, non sembra che l’impatto sia stato così degno di nota:

Il cerchio rosso in figura mostra che la quotazione di ethereum ha già recuperato quasi completamente il ribasso, smentendo così i commenti allarmanti fatti “a caldo” ieri da alcuni analisti.

E non poteva che essere così. Bastava fare due conti per capirlo

Non so infatti come si possa sopravvalutare così tanto l’importanza delle ICO, visto che tutte le ICO della storia fatte fino a oggi (sia quelle sulla blockchain di ether che su quella di bitcoin) hanno capitalizzato circa 1,7 miliardi di dollari.

Cosa rappresentano questi 1,7 miliardi rispetto ai capitali totali di tutte le criptovalute esistenti?

Visto che tutto il mercato delle criptovalute ammonta a circa 200 miliardi, gli 1,7 miliardi delle ICO rappresentano appena lo 0,85%!…

Mentre rappresentano solo il 6% del market cap specifico di ethereum, che ammonta a più di 28 miliardi,!….

Mi spiegate, di grazia, come può lo 0,85% avere un così forte impatto sul mercato totale o il 6% (arrotondato in eccesso) su quello di ethereum in particolare?

E’ ancora più sorprendente che vi siano analisti all’estero che possano gridare allo scoppio della bolla ogni volta che avviene una fisiologica correzione nel mercato delle criptovalute.

In questo articolo (fondamentale, secondo me) abbiamo spiegato una volta per tutte gli aspetti salienti di un mercato in bolla come quello delle criptovalute, paragonandolo a quello delle dot.com degli anni ’90 del XX secolo.

Abbiamo distinto le bolle “serie” (espressione cioè di una reale innovazione tecnologica) da quelle “irrazionali” (dovute a mode passeggere, come la bolla dei “tulipani del ‘600).

Abbiamo descritto l’elevata volatilità di queste bolle (dimostrando come la volatilità delle dot.com faceva impallidire quella delle cripto).

Abbiamo definito le fasi necessarie di una bolla, dimostrando come questa bolla sia ancora alle sue fasi iniziali e difficilmente scoppierà tanto presto.

Abbiamo elencato gli indicatori essenziali che ci permettono di prevedere con largo anticipo l’approssimarsi della fine di una bolla.

Infine, abbiamo discusso della necessità e del vantaggio di investire nelle bolle, purché si abbiano le conoscenze giuste per capire quando è il momento di uscire dal mercato e mettersi in salvo.

Il mercato delle criptovalute in fondo è molto semplice e segue le leggi economiche in modo più lineare rispetto a quello della borsa azionaria, ormai falsata dall’azione delle banche centrali.

Per questo è ancora più sorprendente che alcuni presunti “esperti” lo leggano in modo così approssimativo.

Per conto nostro, seguendo l’evoluzione di questo mercato, ci sembra di tornare a studiare economia all’università.

Ci sono così tanti elementi tipicamente economici che non possono sfuggire a chi ha davvero studiato economia e non si è improvvisato analista studiando sui Bignami!

In questa newsletter analizzeremo perciò molti aspetti economici di questa bolla, che poi ha anche importanti risvolti sociali e politici di cui daremo ugualmente conto.

Siamo davanti a una profonda trasformazione economica, sociale e politica che va analizzata in tutti i suoi aspetti, se vogliamo viverci dentro senza farcene stritolare, anzi guadagnandoci pure un bel pò…

Iscrivendoti a questa newsletter del tutto gratuita riceverai comodamente via email i nostri prossimi articoli che ti terranno sempre aggiornato su questo fenomeno unico nel suo genere.

I nostri articoli non solo ti permetteranno di cavalcare la bolla delle criptovalute senza ansie e sapendo sempre i rischi che stai correndo, ma soprattutto ti faranno entrare nei meccanismi profondi che stanno per cambiare per sempre il nostro modo di usare il denaro.

Come dico spesso, anche se non ti interessa la valuta digitale, fra poco, quando i governi bandiranno l’uso del contante, sarà la valuta digitale a interessarsi di te

Meglio prepararsi in tempo e tenersi aggiornato in questo mondo che cambia alla velocità della luce!

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Alla tua prosperità!

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